28/06/2023

editoriale

BCE tetragona verso il baratro

BCE e Germania hanno in comune la fobia dell'inflazione e con le loro mosse si dimostrano disposte a tutto, compreso l'autolesionismo. Quest'ultimo non è neppure alieno a Bruxelles e al suo eurofurore, ma è un'altra questione. Nonostante la Fed abbia preso una pausa di riflessione sui tassi e si appresti ad abbassarli, la BCE ha deciso di proseguire i rialzi, ufficialmente per combattere l'inflazione. Evidentemente non si rendono conto che economia e famiglie subiscono i nefasti effetti di queste scelte, con aumenti di prezzi, di mutui e di tassi di credito. Peraltro in un momento in cui materie prime ed energia stanno scendendo, facendo così abbassare di per sé l'inflazione. Ma a Francoforte sono tetragoni ad ogni cambiamento di rotta, anche se - come dicono i dati Eurostat - dovesse portarci nel baratro della recessione. Recessione che sta sperimentando la Germania, con un forte calo per il quinto mese consecutivo dei salari reali. Questo impatta fortemente sui consumi e le vendite al dettaglio. L'idea di fondo è che se i prodotti rimangono sugli scaffali, per vederli il retailer dovrà abbassare i prezzi. Parimenti, se un'azienda non vende i suoi prodotti o servizi, dovrebbe abbassare i listini. Peccato che in breve tempo questo porti alle chiusure di imprese e commercianti. 

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Una politica di aumento degli stipendi è quello che chiedono a gran voce i sindacati tedeschi, ma che va in contrasto con la paura di innescare la mitica spirale stipendi-inflazione guardata con terrore sia da Berlino sia dalla BCE. Più povertà e precarietà nel lavoro sono le due leve che a Francoforte e Berlino hanno scelto per raffreddare il caro-prezzi. Complimenti per il cinismo a chi non ha ancora capito che questa è un'inflazione esogena. Lo stesso ragionamento sulla Germania si potrebbe applicare anche all'Italia, ma da noi i sindacati da tempo sono impegnati in altro rispetto alle tutele dei lavoratori. Resta il fatto che nell'eurozona (ma non solo) crescono i partiti contrari alle attuali politiche UE e si andrà a votare il prossimo anno. Chissà che nuove maggioranze non pongano fine all'epoca delle eurofollie e della demagogia verde.

 



Claudio Gandolfo


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