13/07/2022

editoriale

Dopo vent'anni evaporato il surplus della Germania 

Siamo alla resa dei conti. Per anni abbiamo parlato della Germania e della sua politica mercantilista, che avrebbe prodotto grandi risultati nel breve e medio termine, ma che prima o poi si sarebbe scontrata con la realtà dei fatti.

Nessun Paese può vivere di solo export (persino la Cina l'ha capito) e imporre la deflazione salariale ai propri lavoratori e a quelli di altri Paesi con la stessa moneta. Alla lunga non è sostenibile. Anche perché, visto che l'economia mondiale è a somma zero, ad un surplus corrisponde in deficit, a un credito corrisponde un debito. A meno che qualcuno non riesca a vendere i suoi prodotti su Marte, da questo semplice schema non si esce. Uno Stato come la Germania non può arrivare ad avere un surplus di bilancia commerciale simile alla Cina. E questo dalle parti di Washington non piace affatto. Per due decenni, complice l'architettura dell'euro, Berlino è riuscita a contenere i propri costi interni e di produzione, favorendo le esportazioni a scapito dei Paesi europei. Gas, materie prime e manodopera a costi contenuti, catene di approvvigionamento lunghissime per risparmiare sui costi di produzione: poteva durare in eterno, senza che una gran parte del surplus non fosse investita internamente? No.

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Come scritto più volte, la Germania stava segando il ramo su cui era seduta. Era solo questione di tempo.  La crisi energetica in entrambe le componenti (prezzo e volumi) ha dato il colpo definitivo ad una economia già messa a dura prova dalla pandemia. Le rilevazioni di Destatis (l'istituto di statistica tedesco) indicano che a maggio la bilancia commerciale della Germania è per la prima volta in deficit dal 1991. Addio quindi al favoloso surplus su cui hanno costruito tutta la narrazione e le loro politiche egemoni in questi anni. Saranno diventati di colpo improduttivi, inefficienti e corrotti (cit.)? Se poi aggiungiamo un'inflazione intorno all'8%, si può ben capire che la locomotiva tedesca sia lanciata contro un muro. Finché durerà la guerra in Ucraina i prezzi di gas e petrolio non sono affatto destinati a scendere, anzi, e il prossimo inverno potrebbe rivelarsi un incubo per aziende e cittadini. Ci aspettiamo che quanto prima Berlino chieda aiuto a Francoforte, pregando la BCE di rimettere in moto il tanto odiato QE, oppure la situazione in Germania si farà drammatica. Fine della globalizzazione.



Claudio Gandolfo


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