08/06/2022

editoriale

Transizione ecologica: una chimera troppo ambiziosa e costosissima 

L'immagine migliore della crisi che l'Italia e l'Europa stanno affrontando è la dinamica dei prezzi alla produzione. Per il nostro Paese ad aprile 2022 i prezzi per l'industria sono aumentati dello 0,2% su base mensile e del 35,3% su base annua.

A farne le spese tutti i settori manifatturieri su tutti i mercati: secondo l'Istat "i rincari più marcati riguardano coke e prodotti petroliferi raffinati (+42,9% mercato interno, +14,9% area euro, +49,1% area non euro), metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+27,9% mercato interno, +34,7% area euro, +27,8% area non euro), prodotti chimici (+23,9% mercato interno, +22,4% area euro, +23,1% area non euro), industrie del legno, della carta e stampa (+19,3% mercato interno, +22,8% area euro, +16,0% area non euro) e articoli in gomma e materie plastiche (+17,0% mercato interno, +13,5% area euro, +16,1% area non euro)". E la situazione non migliorerà, anzi. Questi costi dovranno in qualche modo ricadere sui prezzi al consumatore, generando ulteriore inflazione. Non farlo significa per le imprese fermarsi o chiudere.

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Tutto questo perché alle difficoltà delle filiere di approvvigionamento globali (vedi Cina e i suoi lockdown), si è aggiunto il costo dell'energia, che fino a metà 2021 non era un problema. In nome di una transizione ecologica accelerata REPowerEU - che vuole abbandonare le riserve fossili, specialmente quelle russe, l'Europa si sta suicidando economicamente poiché queste non sono sostituibili se non nel medio-lungo termine. E nel frattempo che si fa? Tutti procedono in ordine sparso e non si trova un accordo sull'embargo al petrolio, che peraltro danneggia solo chi lo applica. Velleitario (per non dir di peggio) poi il piano italiano sul tetto al prezzo del gas: da quando lo decide il compratore e non il venditore? Il mitico "mercato" non va più bene e si ritorna ai cartelli? Almeno Von der Leyen ha finalmente ammesso che non si può far a meno dell'energia russa, che andrebbe comunque ad altri Paesi nel mondo e "farebbe guadagnare la Russia due volte". Forse avrà letto il report della società norvegese Rystad Energy, specializzata nella ricerca sui mercati delle materie prime, secondo cui "sebbene gli obiettivi di RePowerUE siano raggiungibili, farlo entro il 2030 richiederà livelli di pianificazione, investimento, costruzione e produzione da tempo di guerra".

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Senza contare che il costo del piano sarà di almeno mille miliardi di euro. Ricordiamo che il bilancio europeo è composto per lo più delle quote in relazione al Pil che ogni stato versa a Bruxelles ogni anno. Quindi sempre di soldi nostri si tratta. Una tosata epica, ma green. Peraltro, per i ricercatori di Rystad Energy infine, il prezzo del gas potrebbe triplicare entro la fine dell'anno. Chi lo spiega a Draghi?



Claudio Gandolfo


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