04/05/2022

editoriale

La stagflazione è tra noi 

Avevamo già posto la questione sui reali costi e le conseguenze della guerra in Ucraina per il nostro Paese. Bankitalia aveva ipotizzato tre scenari, che però si rivelavano poco realisti perché basati su dati di Pil troppo ottimistici. OCSE e FMI hanno infatti tagliato le previsioni per il 2022 di due punti percentuali. A dare una visione più vicina alla realtà ci ha pensato l'Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), che in sede di validazione delle previsioni del DEF ha rilevato come l'Italia sarà tra i Paesi più danneggiati dalle sanzioni alla Russia. UPB rileva che se la guerra proseguisse, come sembra, anche per il secondo semestre, avremo una riduzione del 2,6% di PIL e una maggiore inflazione del 3,9%. In termine tecnico si definisce una stagflazione, cioè quando cala il Pil azzerando la crescita e aumenta l'inflazione, che non deriva da maggiori consumi, ma da un aumento dei prezzi alla produzione. 

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Ma potrebbe andare anche molto peggio, visto che per l'UPB "lo scenario tiene conto solo di alcuni dei possibili shock e canali di trasmissione sull'economia del conflitto, per cui la quantificazione degli effetti va considerata con cautela, in quanto potrebbero esserci effetti recessivi rilevanti per via di altri fattori". Come il minor potere di acquisto, e quindi di capacità di consumo, delle famiglie. Se poi, come sembra, l'Istat dovesse certificare un Pil in calo anche nel primo trimestre del 2022 (gli esperti si attendono un -0,5%), allora l'Italia sarebbe in recessione tecnica, visto che già era calato nell'ultimo trimestre del 2021. Una situazione che non promette niente di buono. Non basterà spegnere i condizionatori.



Claudio Gandolfo


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