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24/11/2021

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Management: la sindrome dell'impostore è un ostacolo alla carriera?

Sarah Hudson (Rennes School of Business): si manifesta come la sensazione che il proprio successo sia dovuto a fattori esterni, piuttosto che alle proprie competenze e qualifiche, nonostante l'evidenza oggettiva del contrario. Una sorta di mancanza di autostima


Immaginate di credere di non essere veramente all'altezza del vostro lavoro, e che ogni successo che ottenete sia dovuto alla vostra fortuna o al vostro fascino.
La vostra inadeguatezza percepita vi imbarazza? Potrebbe influenzare negativamente le vostre prestazioni lavorative o avere conseguenze a lungo termine per la vostra carriera?
Queste sono domande importanti che si sono poste la professoressa Sarah Hudson della Rennes School of Business (RSB) e la professoressa Helena Gonzalez-Gomez della NEOMA Business School in uno studio sulla sindrome dell'impostore in campo lavorativo.

Management: la sindrome dell'impostore  un ostacolo alla carriera?

La "sindrome dell'impostore" è la sensazione che il proprio successo sia dovuto a fattori esterni, piuttosto che alle proprie competenze e qualifiche, nonostante l'evidenza oggettiva del contrario.
Ricerche precedenti hanno dimostrato che la sindrome è particolarmente frequente negli individui con risultati professionali e accademici eccezionali, e vale quindi la pena esplorare come la sindrome dell'impostore possa influenzare le prestazioni lavorative e la carriera.
Ci sono molti esempi di figure riconosciute a livello internazionale che hanno sofferto della sindrome dell'impostore, tra cui Michelle Obama, Sheryl Sandberg e persino Albert Einstein. Eppure ci sono poche ricerche scientifiche che esaminano gli effetti della sindrome dell'impostore in un ambiente di lavoro, e nessuna su come potrebbe influenzare la carriera lavorativa.

Seguici: 

In questo studio, che ha coinvolto un totale di 648 dipendenti negli Stati Uniti e in Europa, la "sindrome dell'impostore" è stata misurata come uno "spettro", non su una base di "sì" o "no".
È stato scoperto che circa il 30% degli intervistati che hanno partecipato allo studio ha riportato una scarsa percezione di "sindrome dell'impostore", mentre il 69% ha ottenuto punteggi medio-alti.
È interessante notare che, sebbene in precedenza si pensasse che le donne soffrissero più degli uomini della sindrome dell'impostore, i dati dello studio hanno messo in luce che sia gli uomini sia le donne hanno la stessa probabilità di sperimentare la sindrome in un contesto lavorativo.

È stato inoltre evidenziato come i dipendenti più anziani e quelli con più esperienza lavorativa abbiano meno probabilità di soffrirne, che potrebbe essere invece particolarmente dannosa per i dipendenti più giovani a inizio carriera.

Gli "impostori" sono meno creativi ma vanno al di là delle proprie mansioni per aiutare i colleghi

Si è quindi giunti alla conclusione che questa sindrome si esprima come imbarazzo in risposta a eventi di lavoro reali, simulati e ricordati.
Insieme, la "sindrome dell'impostore" e la vergogna esauriscono le risorse dell'individuo in modo tale che l'"impostore" soffre di una ridotta capacità di eseguire bene il lavoro a breve termine, con conseguenze negative per il proprio successo lavorativo. Inoltre, quando un "impostore" sperimenta la vergogna, c'è un effetto negativo sulla creatività.
L'effetto negativo sulla creatività è peggiore all'interno delle organizzazioni, dove c'è meno flessibilità nei processi di lavoro e nei regolamenti.

È interessante notare che una struttura organizzativa non ostacola né incoraggia invece il comportamento che consiste nell'andare oltre le proprie mansioni per aiutare i colleghi.
Un punto a favore della tesi secondo la quale gli impostori si impegnano ad aiutare i colleghi per migliorare l'immagine che hanno di loro stessi.

Successo di carriera inferiore senza un impatto significativo sullo stipendio

Inoltre, la "sindrome dell'impostore" è positivamente correlata all'occupabilità esterna ma non ha alcuna influenza sull'occupabilità interna. Questo perché quando gli impostori rimangono all'interno della propria confort zone, la loro occupabilità interna si riferisce più alla loro performance reale piuttosto che alla loro auto-attribuzione in quanto impostore.
Così, anche se gli impostori credono di non possedere le abilità richieste per ottenere un lavoro al di fuori della loro attuale azienda, la "sindrome dell'impostore" non è rilevante per le percezioni sul mantenimento del loro attuale lavoro.

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Coloro che soffrono della sindrome tendono ad avere un minore successo lavorativo in termini di numero di valutazioni positive e promozioni che ottengono nel corso della loro carriera.
Tuttavia, questo non influisce sul loro stipendio.

Feedback manageriale basato sulla performance valutata piuttosto che sull'autovalutazione

La "sindrome dell'impostore" ha un effetto negativo sulla creatività, e anche la vergogna gioca un ruolo importante.
Poiché gli impostori temono di essere svergognati, sono più riluttanti a mostrare il loro lato creativo.
La sindrome esaurisce le risorse personali.
Le emozioni negative come la vergogna sono un fattore fondamentale nell'esaurimento delle emozioni positive come l'ottimismo necessario per affrontare efficacemente il lavoro.
In conclusione, gli impostori rimangono impoveriti, incapaci di sfruttare le loro capacità e i loro talenti per avanzare nella loro carriera. Poiché gli impostori lottano con le loro inadeguatezze percepite nel contesto lavorativo quotidiano, a volte possono entrare in una spirale negativa con un declino tangibile nel successo della carriera.

Visto che gli impostori tendono a sottovalutare le loro capacità, questo studio potrebbe essere una base utile per un avanzamento di carriera per gli individui con la "sindrome dell'impostore".



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