20/10/2021

editoriale

Tutti più green, ma senza luce e gas 

Manca poco alla COP 26 di Glasgow in cui si parlerà di Climate Change e di come combatterne gli effetti sul pianeta. Intanto però l'aumento di popolarità della New Green Agenda e dei principi ESG che limitano l'esplorazione e la produzione di determinate materie prime stanno producendo i loro effetti. I prezzi delle commodity che erano vicino ai minimi storici sono letteralmente esplosi, soprattutto quelle che servono a produrre energia, come il gas, cresciuto a dismisura soprattutto in Europa. Per molti esperti la colpa è da imputare principalmente all'accelerazione della transizione verde, che nella fretta di decarbonizzare il pianeta non ha tenuto conto che al momento la produzione di energie alternative non copre minimamente il fabbisogno. Specialmente nel nostro continente. La grande finanza spostando gli investimenti in chiave ESG, non ha considerato che passare dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabile richiede tempo.

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Come affermato dagli analisti di Bloomberg, "il problema è assicurarsi che rimanga disponibile energia da carbonio sufficiente fino a quando le rinnovabili non saranno in grado di sostenere il carico. Ciò non è accaduto". Gli estrattori di petrolio e di gas naturale subiscono lo stigma del capitale associato a tutto ciò che non è "verde", e faticano ad investire. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: in un mondo sempre più energivoro petrolio, gas e carbone costeranno sempre di più. La russa Gazprom, da cui dipende circa il 35% delle forniture europee, ha aumentato i prezzi per il 2022 segnalando cautela sui volumi disponibili, ma promettendo di aumentare le forniture. E per questo, secondo il Financial Times, chiederà un ammorbidimento sulle sanzioni e decisioni politiche di un cambio di atteggiamento nei confronti del Cremlino. In Cina già da tempo sono in corso blackout elettrici in molti distretti, con le fabbriche che lavorano a giorni alterni. Situazione critica al punto che hanno dovuto riaprire 72 miniere di carbone, nonché arrivare ad una sorta di tregua con l'Australia per forniture dello stesso minerale di qualità molto superiore al loro.

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In India numerose centrali elettriche potrebbero essere costrette ad adottare blackout a intermittenza a causa dell'esaurimento delle scorte di carbone. Persino New Delhi potrebbe rimanere al buio. Il ministro dell'Energia Jain si è lamentato del fatto che l'attuale situazione in India è stata creata soprattutto dall'Occidente e dalle sue pressioni per cessare l'uso del carbone fossile. Anche negli Stati Uniti la crisi in Asia ed Europa potrebbe scatenare carenze di elettricità e blackout per scarsità di approvvigionamento di combustibili alle centrali. Uno scenario mondiale che dovrebbe far ragionare chi porta avanti l'Agenda Green senza curarsi delle conseguenze. E tra poco sarà inverno.



Claudio Gandolfo


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