22/09/2021

editoriale

L'attacco al debito dei falchi del Nord  

L'Italia, l'Europa e il resto del mondo non sono ancora usciti dalla pandemia e le rispettive economie stanno pian piano recuperando anche se con velocità differenti. Ma i rincari di materie prime e beni energetici hanno indotto un certo tasso di inflazione. Nell'eurozona c'è una situazione abbastanza surreale, dove la crescita dei prezzi in Germania - unita al programma PEPP della BCE, da sempre inviso alla Bundesbank - ha fatto scatenare i "falchi del Nord" per indurre Lagarde a rialzare i tassi. Anzi, pretendono al più presto il ritorno in auge del Patto di stabilità, attualmente sospeso. Nel position paper presentato all'ultimo Ecofin, primo firmatario il ministro delle Finanze austriaco (cui si sono accodati Danimarca, Repubblica Ceca, Lettonia, Slovacchia, Finlandia, Olanda e Svezia), si fa esplicito riferimento al rientro del debito pubblico. La Germania non si è espressa perché sotto elezioni, ma come la pensa è noto, anche se come al solito ha mandato avanti i vassalli. In pratica, si vuole il ritorno alle regole del 1997, anche se poi riformate in parte.

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Per l'Italia, la Spagna e la Francia significa la riduzione degli investimenti pubblici e tagli di bilancio, quella politica di austerity che ha portato il nostro Paese alla crescita zero per quasi due decenni. Politico.eu ha commentato che "i sogni dei Paesi del Sud di un'Europa amichevole verso il debito stanno diventando un incubo". Eppure Draghi, tra i tanti, avevano affermato che il Patto, così com'è, è obsoleto e non tiene conto che nel frattempo il mondo è cambiato. Solo che anziché intavolare serie discussioni per rivederlo (ci vogliono anni di trattative), i soliti talebani dell'austerity hanno pensato bene di portarsi avanti per riattivarlo. Sia mai che l'Italia e il Sud Europa escano dal baratro. Come è possibile conciliare un taglio del debito con le risorse necessarie per rendere stabile la ripresa? Stupisce in questo contesto che il nostro Ministro delle Finanze Franco abbia annunciato che per il 2021 debito e deficit miglioreranno rispetto alle previsioni del DEF, quasi a blandire Bruxelles. Ricordiamo però che l'Italia come negli ultimi anni è riuscita a fare un avanzo primario persino (o dovremmo dire purtroppo) anche nel 2020, anno dei lockdown e delle attività produttive chiuse. L'ecatombe di aziende dallo scoppio della pandemia è quindi spiegata.

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Dovesse essere ridotto in anticipo il PEPP e iniziasse la risalita dei tassi, ci troveremo ancora a parlare di MES e altre formule salvastati. Solo che adesso con il Recovery Fund attivato, saremo ancora più nella morsa di chi ci vuole controllare (eufemismo per sottomettere). Non avremmo scampo, Draghi o non Draghi.

 



Claudio Gandolfo


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