04/08/2021

editoriale

Riformare la PA è più che mai necessario 

La riforma della giustizia della ministra Cartabia dovrebbe passare al vaglio del parlamento a breve e - probabilmente con qualche modifica per evitare sorprese nell'urna - e terminare il suo iter con l'approvazione. Non sarà ottimale, e per questo si stanno promuovendo referendum, ma almeno è qualcosa. Però è solo la prima riforma tra quelle chieste da Bruxelles come fattori essenziali per aver accesso ai fondi europei. Altre, come quella delle Pubblica Amministrazione, dovranno per forza esser più articolate e mettere le mani in un mondo complesso. E i fondi europei dovrebbero servire a modificare la macchina burocratica, che da quando è iniziata la pandemia sembra essersi completamente bloccata, con una produttività che è scesa di oltre il 60%. Chi ha dovuto aver a che fare con la PA negli ultimi 18 mesi avrà ben compreso di cosa parliamo. Di certo, ad elencare le diverse inefficienze si rischia di scivolare nei luoghi comuni, ma famiglie e imprese di certo sono penalizzate, e l'inefficienza ci costa parecchi punti di PIL.

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In questa fase, il PNRR dovrebbe cominciare ad entrare nel vivo, con i progetti che dovrebbero vedere la nascita a breve. Vedremo che cosa saprà fare di diverso questo governo di emergenza rispetto a quelli precedenti. L'effettiva spesa dei fondi a disposizione è sempre stata un problema, che ha visto negli anni numerose perdite di opportunità da parte del territorio, incapace il più delle volte anche solo di organizzare le carte necessarie per partecipare ai bandi di concorso. A differenza delle "cartiere" dell'Est, specializzate nel far arrivare al proprio Paese fino all'ultimo centesimo disponibile. Dall'esecutivo fanno trapelare che "stavolta è diverso", e speriamo sia così. Però i concorsi della PA per reperire il personale qualificato necessario sono andati semi deserti. Magari perché offrivano una remunerazione troppo bassa o un contratto a termine. Fatto sta che rimaniamo in attesa di vedere come i fondi di Bruxelles saranno allocati e quali progetti saranno realizzati. E da chi. Alla fine sono pure soldi nostri, visto che anche per il 2020, con l'economia crollata dell'8,9% l'Italia è stata per l'ennesima volta un contributore netto della UE.

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Una follia, tanto per cambiare.  

 



Claudio Gandolfo


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