09/06/2021

editoriale

Italia tra tasse e avanzo primario

Come al solito nel nostro Paese in mancanza di coraggio e di idee si ricorre al gioco "facciamo come". E grande plauso da parte dei soliti noti all'idea di Biden di alzare l'aliquota sui redditi più alti. Peccato che chi propone questa idea non abbia contezza delle enormi differenze del trattamento fiscale di qua e di là dell'Atlantico. Diamo qualche dato del 2019. Pressione fiscale (fonte Ocse): Italia 42,4%, Usa 24,5%. Cuneo fiscale (fonte Ocse): Italia 48%, Usa 29,8%. Total tax rate (fonte: World bank): Italia 59,1%, Usa 36,6%. Biden propone di aumentare le tasse ai ricchi, ma a tale definizione in America corrisponde solo l'1% della popolazione, cui vedrebbe applicata un'aliquota del 39,6% a chi ha un reddito superiore ai 523mila dollari all'anno. Da noi l'IRPEF al 38% già si paga nello scaglione dai 28.000-55.000 euro. Quindi, se proprio si vuol copiare, lo si faccia interamente e non solo per la parte demagogica.

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Per fare un esempio, ricordiamo che il gettito della tassa di successione in Germania e Francia è decisamente marginale, mentre la sola IMU in Italia vale circa 20 miliardi all'anno, una vera e propria patrimoniale ogni 12 mesi. E a proposito di demagogia, come considerare i paladini dell'avanzo primario, auspicato pure da Visco nella sua recente Relazione annuale, che hanno portato l'Italia in recessione ultradecennale? I dati AMECO indicano che nel nostro Paese dal 2007 al 2018 gli investimenti pubblici in relazione al Pil sono calati del 31%. Peggio di noi solo Grecia e Spagna con un -52%, e il Portogallo con un -38%. In cambio dall'inizio della crisi la Germania spicca con un poderoso +38%, seguita da Belgio (+31%) Finlandia (+28%) e Austria (+13%). Dati che si commentano da soli, ma spiegano lo stato delle nostre infrastrutture fatiscenti, della sanità al collasso, della scuola allo sbando e di tante altre carenze. Eppure l'ha detto più volte il Fondo Monetario Internazionale, l'ha implorato Blanchard (i cui testi sono studiati nelle università di economia) insieme a tantissimi altri esperti: per uscire da questa crisi ci vuole spesa pubblica. E tanta.

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Non è un caso se Biden ha annunciato che nel 2021 farà un deficit/Pil del 17%, seguito da un robusto 8% nel 2022. L'economia ripartirà in modo strutturalmente sano solo grazie a poderose immissioni denaro pubblico, speso soprattutto in grandi opere. Parliamo di miliardi e miliardi dollari. Altro che avanzi primari. A chi spera che bastino i pochi fondi della UE, per giunta in buona parte finanziati dalle nostre tasse e il resto da restituire, e con le rendicontazioni occhiute dei soliti noti, auguriamo tanta buona fortuna. 



Claudio Gandolfo


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