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19/05/2021

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Ivan Mazzoleni (Flowe): innovability è il mantra perché sostenibilità e innovazione sono le porte d'accesso per il futuro

Una società benefit, con la certificazione b-corp combatte in un settore molto tradizionale proponendosi in maniera molto differente.

I temi del rispetto dell'ambiente e delle persone non sono più trascurabili.
Al tempo stesso, il livello di innovazione e di adozione di tecnologie digitali determinano il posizionamento sul mercato delle imprese, nonché, sempre più spesso, il livello di successo.
In questo scenario, abbiamo incontrato Ivan Mazzoleni, CEO di Flowe, per capire come un'azienda nuova e moderna può competere in un mercato molto competitivo e rigido come quello delle banche e degli investimenti puntando su una chiave valoriale importante.

Ivan Mazzoleni (Flowe): innovability  il mantra perch sostenibilit e innovazione sono le porte d'accesso per il futuro

A proposito, il termine CEO in Flowe non significa Chief Executive Officer, ma Cultural Energy Orchestrator, perché l'azienda vuole davvero rompere i legami con il passato.

Sostenibilità per voi va a braccetto con tecnologia: quali sono i meccanismi?
Assolutamente, ma non solo, noi utilizziamo una nuova parola che la fusione tra innovazione e sostenibilità che è innovability, cioè appunto una innovazione che richiede di fare le cose in modo diverso, avvalendosi anche di tecnologia.
Innovazione a 360 gradi, che non è solo tecnologia.
Il fine ultimo è quello di cambiare le cose, come l'esperienza delle persone ma anche, e al tempo stesso, per l'ambiente.
Sappiamo tutti quanto la crisi climatica sia importante e vogliamo fare concretamente qualcosa.
La sua esperienza parte da Microsoft.

Seguici: 

Ho avuto la fortuna di trascorrere dieci anni e mezzo della mia vita professionale in Microsoft e, sebbene sappiamo che nessuno è perfetto e tutto è migliorabile, è stata un'esperienza formativa perché l'azienda è stata tra i first mover per un approccio tecnologico alla sostenibilità energetica, per esempio dei data center, i quali sono fortemente energivori.
E' stata la prima delle big tech che si è data un obiettivo verso la carbon neutrality e poi addirittura si è proposta di oltrepassare la carbon neutrality per compensare le emissioni che non riesce ad annullare.

In Flowe ci siamo ispirati anche a questa partnership e siamo da subito diventati carbone neutral e stiamo iniziando a fare una serie di progettualità che sono già carbon negative.
Un obiettivo molto ambizioso per un'azienda molto giovane.
Devo ringraziare la famiglia Doris perché ci si può permettere questo livello di attenzione a questi temi grazie alla determinazione della parte imprenditoriale.
Questa era una strada completamente inesplorata e quindi rischiosa.
Il secondo grazie va a Oscar di Montigny perché ha reso quell'idea molto concreta e pragmatica, ma soprattutto applicabile.
Una filosofia di business su cui applicare un business model.
Voi siete una digital bank che ha avuto una crescita eccezionale: come avete fatto?
Questo è il lato esteriore di Flowe, ossia i risultati ottenuti sul mercato.

Effettivamente abbiamo avuto una crescita veloce e diciamo pure esponenziale che ci ha portato a oltre 700 mila clienti.
Una delle ragioni del successo risiede nella velocità di diventare clienti della banca, attraverso un utilizzo intenso di Intelligenza Artificiale per riconoscere i clienti, i documenti e la creazione di un selfie che dimostri davvero di essere degli umani e non delle immagini manipolate.
Un intenso utilizzo di tecnologia ha consentito di avere un onboarding in 8 minuti, in media, e avere già un conto di pagamento attivo.
Bisogna sempre ricordare che il mondo del banking è molto regolamentato e che ci si deve attenere a certi tipi di verifiche, modulistiche e quant'altro.
Abbiamo creato quello che noi definiamo come un brand attivista, ispirandoci alla definizione di Philip Kotler, cioè una vera propria community di persone che non solo usano un prodotto perché è bello, innovativo o conveniente, ma perché vogliono fare qualcosa di concreto per il mondo in cui vivono.

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Ne condividono i valori.
Flowe racchiude i termini We e Flow, noi e il flusso, un'energia che deve riguardare tutto.
La nostra comunità condivide la visione dell'inquinamento, inteso come spreco di qualsiasi risorsa sia economica sociale o intellettuale, ma il singolo individuo a bordo di Flowe non sopporta la disuguaglianza e la discriminazione che si sta creando o radicalizzando.
Il tema della disoccupazione, per esempio, è enorme.
Il tema è enorme: come possiamo affrontarlo?
Questo periodo ha accentuato il concetto di precarietà, di vita nell'incertezza, ma al tempo stesso ci sono i temi della disoccupazione, come detto, soprattutto a livello giovanile e quello della crisi ecologica e del cambiamento climatico.
Non abbiamo bacchette magiche o ricette preconfezionate, abbiamo però un fermo credo che è quello che è molto difficile cambiare con un approccio top down, cioè dall'alto verso il basso.

Ci hanno provato le Nazioni Unite, associazioni sovra governative, i singoli stati, ma riteniamo che questi temi che hanno un'ampiezza e una profondità di cambiamento sociale nascano un po' dal basso, come se pensiamo alla storia della rivoluzione francese e molte altre.
Non vogliamo fare rivoluzioni e soprattutto non vogliamo spargimenti sangue, ma una rivoluzione culturale e intellettuale per dire che ogni goccia conta e questa influisce sul flusso.
Le gocce siamo noi, ma l'insieme delle gocce costituiscono i fiumi e i mari.
Ogni singolo comportamento reiterato e amplificato su larga scala crea un grandissimo impatto e crea persone migliori che creano un mondo migliore.
Un approccio micro che vuole cambiare il macro.
Voi avete scelto da subito di essere una b-corp.
Può spiegarci i motivi?

E' una scelta di responsabilità.

Partiamo dal fatto che siamo una società benefit, che non significa che siamo società che fa beneficenza e raccoglie fondi e dona fondi.
Una società benefit significa essere una società di capitale che ricerca il giusto profitto e l'equilibrio di conto economico ma al tempo stesso, per statuto, che quello che poi governa e ne regola il funzionamento di un'organizzazione, ci prendiamo un impegno formale per avere un impatto sociale positivo.
Flowe ha scelto di educare la next gen, non solo anagrafica ma soprattutto di approccio mentale, ai temi dell'innovazione, della sostenibilità, quindi innovability, favorendo un aumento di consapevolezza nella propria relazione con le risorse, siano esse personali, emozioni, tempo, denaro o risorsa energetica per costruire e realizzare progetti.
Non c'è solo una finalità di accumulo o quella ambientale, il fine ultimo è promuovere lo spirito imprenditoriale inteso come libero arbitrio, come la possibilità di esercitare le proprie scelte libere in funzione di ciò che è bene per se stessi e per la collettività. A questa società benefit abbiamo voluto aggiungere una certificazione, quella delle b-corp, partite dal movemento nato bottom up ispirato dal fondatore di Patagonia.

In periodo della primo lockdown ci siamo fatti verificare e codificare i comportamenti aziendali per dimostrare una sostenibilità a 360 gradi, che non è solo ambientale ma anche nei confronti della collettività.
E' un riconoscimento, un indicatore qualitativo della serietà dell'approccio alla sostenibilità dell'organizzazione.
Voi operate in un mercato complesso, in cui i concorrenti utilizzano altri metodi.
Da dove siete partiti?

In realtà ci siamo fatti ispirare dalla strategia "blue ocean" di Kim, ovvero piuttosto che competere in un oceano tinto di rosso dagli squali focalizzandosi sul pricing e sulla competizione delle features di prodotto per sistemare ogni "millimetro" e ogni "centesimo", abbiamo preferito creare un nuovo mercato.
Abbiamo un approccio e posizionamento, nonché le storie valoriali e le attività per creare una fusione di quattro industrie: finanza, educazione, intrattenimento e gaming. In pratica, operiamo nel mondo della finanza e siamo contaminati da questa, ma deve essere un po' più divertente e con finalità educative e magari in alcuni aspetti assomigliare a un videogioco.

In Flowe convivono tematiche di game design, che impattano sull'education ed entertainment. Abbiamo video serie anche di intrattenimento come "tre amici" che è una storia di startupper alle prese con il tema del loro personal branding, ma arriviamo fino veri e propri video corsi anche su come approcciare un percorso alla creazione della propria startup o come trasformare gli errori in apprendimento.
Vogliamo essere un brand del finance più vicino e più umano perché portatore di stimoli intellettuali e di servizi e automatismi.
Qui mi collego a Richard Taylor, premio Nobel per l'economia 2017, e il concetto di spinta gentile, e poi penso ai sistemi di risparmio automatizzati piuttosto che al servizio che traduce gli euro spesi in CO2 o l'attività di compensazione riforestando.
Operiamo con un mix tra servizi e automatismi, ma anche spinte gentili e stimoli come media editoriali e culturali per aiutare l'individuo del terzo millennio a essere sempre più imprenditore di se stesso.

Bobby Hansen, uno dei board member dell'Institute for the Future di Atlanta nel 2015 diceva che c'era un macrotrend in esplosione in tutto il mondo, quello del self employment.
Questa sarà una risposta alla disoccupazione
, ma significa anche che ogni mattina queste persone devono agire come come imprenditori di se stessi e questo ha un impatto sociale ancora tutto da capire e, non ultimo, un welfare che non è preparato.
Questa pandemia l'ha ampiamente dimostrato con la differenza abissale che c'è tra un lavoratore dipendente e un libero professionista.
Ci sarà anche un tema di professionalità e di preparazione, perché le istituzioni classiche che stanno continuando a formare professionalità che sono un po' in via di estinzione, mentre ci sono professionalità nuove ed emergenti che non hanno riconoscimento.
Non credo che ci sia un codice Ateco per l'attività commerciale professionale del creators o degli influencer.

Ci sono tutta una serie di professioni legate al digitale e all'innovazione tecnologica che ancora non hanno trovato un riconoscimento.
Noi crediamo fermamente che questo sia uno dei possibili percorsi di sviluppo sostenibile.
Sembrano considerazioni di buon senso, invece siete tra i pochi a farle, perché?
La cosa divertente è che ci prendono come dei "santoni" o degli "evangelisti", ma è una questione di coerenza.
Il fine utilitaristico di business è per noi un'equazione: una persona più self made e più imprenditore di se stessa è per definizione più aperta all'innovazione, alla tecnologia, alla sperimentazione e all'apprendimento continuo e possiamo dire che probabilisticamente nel lungo è verosimile che sia produttore di reddito.
Parlo di produttore, non lavoratore perché proprio perché la produzione di reddito subirà una transizione da dipendenza all'autonomia.

Noi riteniamo che una persona più si forma e più si allena e più sarà impiegabile e quindi produrrà reddito. Ecco, noi speriamo di essere sempre a fianco di questa persona per aiutarla a risparmiare una quota parte di quel reddito e possibilmente a investire.
E' un'equazione molto semplice, ma riteniamo che possa essere molto efficace.



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