21/04/2021

editoriale

Servono almeno 100 miliardi subito

Nei prossimi giorni prenderà forma la NADEF (la Nota di aggiornamento al DEF), il documento di programmazione economica da presentare alla UE in merito alle politiche di bilancio. E sarà il primo vero atto del governo Draghi. Si tratterà infatti di mettere nero su bianco le cifre da stanziare per sostenere l'economia e magari tentare di dare risposte ai milioni di italiani - imprenditori, lavoratori e famiglie - che sono sull'orlo del baratro.

Ovviamente anche il nuovo programma di finanza pubblica dovrà tenere conto della pandemia, ma soprattutto, come ammesso dal Ministro dell'Economia Franco, del fatto che il primo trimestre 2021 ha visto una nuova contrazione del Pil, al punto che sono state riviste, anche da enti internazionali, le stime sulla crescita, passata dal 6% al 4% per quest'anno. Il che significa che dopo un calo di quasi il 9% nel 2020, non ne recupereremo neanche la metà.

Con queste premesse, diventa complicato anche per Draghi ipotizzare quali siano le esigenze dello Stato per i prossimi mesi, specialmente da quando terminerà il blocco dei licenziamenti. Ma siamo piuttosto certi che l'ex governatore della BCE abbia ben chiara la situazione.

Qualcuno ipotizza che per tentare di raddrizzare la situazione ci vorrebbe uno scostamento di bilancio di 100 miliardi.

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Altre fonti parlano di una cinquantina (in gran parte ristori o sostegni), mentre trapela da Roma che ad aprile dovrebbe arrivare al parlamento una richiesta per 30-35 miliardi. Il che sarebbe decisamente troppo poco per le esigenze, visto che si tradurrebbe ancora in una distribuzione di briciole o poco più. Non solo non risolverebbero nulla, ma farebbe perdere definitivamente la fiducia che quasi unanimemente viene riposta in Draghi. La scusa ufficiale è il solito debito pubblico, che ci vede primi in classifica in Europa, e che da Bruxelles non gradirebbero uno sforamento di bilancio consistente, visto che prima o poi - come affermato dal falco Weidmann - torneranno le regole di Maastricht. Però intanto, c'è chi di queste regole (sospese) se ne infischia allegramente come la Francia, che attraverso il suo ministro delle finanze Le Maire ha già fatto sapere che della soglia del 3% se ne parlerà dopo il 2027. E invece noi sempre ligi ai diktat europei. E rimaniamo in vigile attesa del salvifico Recovery Fund, che dimostra ancora una volta come la UE sia totalmente inefficace ed inefficiente, visto che non ha ancora visto la luce a oltre un anno dall'inizio della pandemia.

Eppure, i soldi ci sarebbero, basta monetizzare il debito.

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Come faceva notare Giuseppe Liturri, "se la Bce acquistasse col programma PEPP circa 150 miliardi a bimestre, mantenendo le attuali ripartizioni, significherebbe acquistare 23 miliardi a bimestre di titoli italiani. Quindi 138 miliardi fino a marzo 2022. A questi vanno aggiunti 3,5 miliardi/mese col programma PSPP, e sono 42. In totale 180 miliardi di titoli che in pochi giorni finirebbero in portafoglio alla BCE per rimanervi a lungo, molto a lungo. 100 miliardi per i ristori e gli altri 80 al finanziamento del deficit già previsto a legislazione vigente che richiederebbe comunque un ricorso al mercato. Che non aspetta altro". E c'è da credergli visto l'enorme successo di richieste delle ultime emissioni di titoli del Tesoro.

Avremmo tutti i finanziamenti che ci servono e senza ricorrere ai prestiti del Recovery Fund, sempre ammesso che questo venga approvato da 27 Paesi. Inoltre, non va dimenticato che in cassa al MEF ci sono circa 100 miliardi di euro cash da spendere anche subito e senza doverli rendicontare a nessuno. Un inutile e offensivo record storico. Perché non immetterli nell'economia? A chi giova morir di fame ma con i soldi nel salvadanaio?

Ammettiamo che la pandemia sussista ancora per un po'.

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Possibile che non sia possibile erogare a tutte le partite IVA (aziende, professionisti, commercianti, ristoratori ecc.) dei soldi a fondo perduto come è stato fatto in Germania, in Francia, in Austria, in Irlanda, o in UK? Solo da noi si è scelto - perché di tratta di una decisione - di far morire le attività abbandonandole a sé stesse. Ma perché?

Al MEF e all'Agenzia delle Entrate sanno tutto di chiunque possegga una partita IVA: è così difficile far arrivare adeguati fondi senza passare da una burocrazia assurda e che umilia chi li dovrebbe ricevere? Quante attività si sarebbero potute salvare con congrui rimborsi anche solo delle spese vive? Decine di migliaia, ma evidentemente questa è stata una scelta consapevole. Dalle cifre della NADEF scopriremo che futuro intende disegnare questo governo per l'economia italiana. Se pensano ancora di poterci salvare con il braccino corto significa non aver imparato nulla, e condannare milioni di persone alla povertà.

 



Claudio Gandolfo


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