24/03/2021

editoriale

La lenta agonia del terziario dimenticato

E' cambiato il governo ma non il modo di affrontare i problemi del Paese. La parte produttiva è di nuovo in zona rossa fino a dopo Pasqua e la già esangue economia italiana, sfiancata da oltre un anno di limitazioni e divieti, si ritrova ancora a dover chiudere. Poco cambia se dai DPCM si è passati al Decreto Legge. Il nome da Ristori è passato a Sostegno. La sostanza è che siamo a marzo 2021 e centinaia di migliaia tra aziende, negozi, partite IVA e altre professioni o ha chiuso o rischia la chiusura. 

Tutte le filiere della ristorazione, del commercio, del turismo, dell'ospitalità, ma anche degli eventi, delle fiere e dello spettacolo, tra le tante, stanno saltando.  Tutti soggetti che impediti di lavorare non possono avere introiti. Però in cambio ricevono le tasse da pagare, hanno ratei di mutui da onorare, spese vive da affrontare quotidianamente. O banalmente cercare di sopravvivere mettendo insieme il pranzo con la cena per la famiglia. 

Difficile comprendere e scusare uno stato che non fa nulla o quasi per coloro che lavorano e rischiano in proprio

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Dietro ogni serranda di negozio, ogni porta di ingresso a uno studio professionale, un portone di un laboratorio, ci sono persone, famiglie e dipendenti.  Soggetti del terziario che hanno largamente contribuito all'economia italiana fino a marzo 2020.  Persone cui è stata tolta la dignità del proprio lavoro.  Basta fare un giro per le città, magari in centro, per vedere negozi chiusi per sempre, di attività pluridecennali sparite, con un senso di angoscia ben visibile negli occhi di chi ancora cerca di resistere ed è aperto (anzi era, visto che adesso c'è un nuovo lockdown).  E' passato un anno ma non è cambiato nulla. Certo, sono morte oltre 100mila persone, i media ci bombardano quotidianamente con la contabilità dei contagiati e dei decessi.  Ma quante attività hanno chiuso? Quante persone hanno perso il lavoro, se non tutto quello su cui avevano investito per una vita, magari per più generazioni? a contabilità delle attività chiuse fa meno impressione? Eppure sono oltre 300 mila le aziende che hanno chiuso i battenti.  In uno stato normale - così hanno fatto gli altri Paesi in Europa - tutte le attività fermate per decreto avrebbero dovuto avere da subito almeno un rimborso delle spese vive, un aiuto economico per sopravvivere. Invece è stata elargita un'elemosina e neanche a tutti. E già in troppi hanno gettato la spugna perché si sono sentiti abbandonati e magari costretti ai debiti. 

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Era l'11 marzo del 2020 quando l'allora ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri affermava che "Nessuno perderà il lavoro, pieno sostegno a famiglie e imprese".  E gli italiani gli hanno creduto, purtroppo, salvo provare amaramente sulla propria pelle che erano solo parole.   Prima o poi questa pandemia finirà ma le ferite all'economia che hanno prodotto le scelte scellerate difficilmente si rimargineranno.  Contro l'incompetenza non c'è vaccino.  Neanche sperimentale.  



Claudio Gandolfo


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Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo

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