17/03/2021

editoriale


L'ineffabile comportamento della BCE

Se fosse un film avrebbe come titolo "La banca più pazza del mondo".
Parliamo ovviamente della BCE, che nelle ultime due settimane ha rallentato il piano di acquisti di obbligazioni sovrane nell'ambito del PEPP.
E questo dopo che un suo membro, il numero uno della banca centrale greca Yannis Stournaras, aveva affermato in una intervista a Reuters che "c'è una stretta ingiustificata dei rendimenti obbligazionari, quindi sarebbe forse auspicabile che la BCE accelerasse il ritmo degli acquisti di PEPP per garantire condizioni di finanziamento favorevoli durante la pandemia".
Proposta sensata.
Lagarde (che affermò di non aver come compito la chiusura degli spread) ha puntualmente fatto esattamente il contrario, con due settimane di acquisti da circa 12 mld, il più basso importo totale dalla prima settimana di gennaio. I portavoce hanno prima smentito poi, davanti ai freddi numeri, hanno incolpato la stagionalità, come se il desk di Francoforte subisse l'influenza di freddo e pioggia.
Ovviamente questa frenata negli acquisti giunge proprio nel momento in cui l'eurozona sente mordere la crisi ormai annuale, basta vedere il dato sui consumi delle famiglie.

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Ma la Germania, chiusa nel suo lockdown, alle prese con il suo scandalo sulle forniture sanitarie e l'ennesima banca nei guai, vede con terrore qualche accenno di inflazione.
A Francoforte non aspettavano altro per dare un colpo di freno al PEPP e, annunciando che il Patto di Stabilità rimarrà sospeso per tutto il 2022 (nessuno è messo bene con la pandemia), hanno già ribadito che però tornerà in vigore dal 2023.
Come se in due anni scarsi gli effetti della pandemia evaporassero.
Ma perché frenare ora l'acquisto di titoli?
La risposta più prosaica sta nel fatto che a marzo si vota per il Parlamento in Olanda e per il Lander in Germania. I falchi dell'austerity hanno la necessità di qualche scalpo da esibire a casa loro e di dimostrare chi comanda in Europa. Forse a Parigi ora qualcuno si agiterà.
Nel frattempo, in Italia, mentre Draghi lavora sul nuovo decreto da 32 miliardi che dovrebbe portare sollievo economico a imprese e famiglie, è già stato fatto trapelare che ci sarà un altro sforamento di bilancio ad aprile.
Misure tampone che non affrontano il problema: come si può vivere, consumare e produrre in una situazione in continuo apri e chiudi?
Tutelare i lavoratori è giusto e sacrosanto, ma chi tutela le imprese? 

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Claudio Gandolfo


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