22/07/2020

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Ranucci (IIA): l'innovazione dell'insurance passa dalla tecnologia

L'impatto sul settore non è ancora evidente, ma le insurtech stanno cambiando l'intera filiera

Non esiste settore che oggi non sia investito dal digitale. Tra tutti, quello assicurativo sembrerebbe quello più restio ad adeguarsi, ma in realtà non è così. Ne abbiamo parlato con Simone Ranucci Brandimarte, Presidente dell' Italian Insurtech Association. L'IIA è un'ente senza scopo di lucro costituita da tutte le componenti della filiera del mercato assicurativo (compagnie e broker; banche e intermediari finanziari; società specializzate in tecnologie abilitanti e marketing digitale assicurativo).
Quali sono le finalità dell'associazione?
L'Associazione ha l'obiettivo di accelerare l'innovazione dell'industria assicurativa attraverso formazione tecnica, condivisione di best practice tecnologiche, generazione di sinergie tra gli associati e confronto con le istituzioni nazionali e internazionali.

Ranucci (IIA): l'innovazione dell'insurance passa dalla tecnologia

E com'è questo settore in questa fase storica?
Il settore assicurativo è nel mezzo di una rivoluzione digitale che, rispetto ad altri settori è iniziata tardiva. Il digitale sta imponendo nuove regole e nuove esigenze, nascono nuove richieste rispetto alle quali le compagnie assicurative, anche a livello europeo, non sono molto preparate.
La tecnologia permette di creare un'offerta assicurativa nuova, profilata e basata sull'esigenza del consumatore. E' qualcosa di diverso, molto spesso contestuale e anche differente da quella tradizionale. Nascono offerte micro o on demand che sono molto apprezzate dal consumatore digitale.
Quindi qualcosa di naturale?
In realtà c'è un gap fra quella che è l'offerta a tendere e quali sono le competenze attuali del comparto assicurativo in grado di erogarla. Un gap in termini di tecnologia, ma anche in termini di capacità di servizio e in termini di regolamentazione. Si tratta di un gap culturale cultura che abbiamo visto anche in altri settori. La mia esperienza deriva dall'eCommerce e dal FinTech e quindi ho ben presente che serve un approccio diverso alla filiera.

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Quali sono gli obbiettivi?
Quello di aiutare e accelerare, per quanto sarà possibile per le nostre capacità, la digitalizzazione del comparto assicurativo in Italia. La nostra è un'associazione no-profit, mossa da questa esigenza di portare un cambiamento al settore.
E in che modo lo fate?
Abbiamo un manifesto programmatico di 13 punti che posso riassumere un 4 elementi. Il primo è la divulgazione, cioé iniziare a mappare e informare, ma anche a quantificare questo mercato e a creare informativa. Il secondo punto riguarda la formazione, cioè formare con un piano ambizioso per introdurre la cultura dell'innovazione anche a livello manageriale, un punto molto importante per agevolare il cambiamento. Il terzo punto è una maggiore rappresentanza presso le istituzioni, sia di settore sia a livello del Ministro all'Innovazione, per fare un esempio, per abilitare il cambiamento. Il quarto obiettivo è quello di creare una community, con scambi con le associazioni internazionali, creazione di ricerche dedicate al fine di creare un contesto in cui sia favorita la contaminazione di esperienze.

L'approccio è importante.
Cerchiamo di pensare non all'oggi ma quello che sarà il settore tra tre anni. Il nostro ruolo è quello di "stressare" il fatto che è necessario investire tempo e denaro in risorse al fine di poter sviluppare soluzioni che creeranno l'offerta di domani. Non dobbiamo avere fretta perché non necessariamente dobbiamo pensare di avere ritorni in sei-dodici mesi, ma su un periodo più lungo.
La catena del valore cambia perché cambiano le componenti.
Il settore assicurativo è un settore fermo da anni, quindi pensare anche solo un minimo livello di ottimizzazione della filiera distributiva è in grado di generale un ritorno molto importante. Il fatto è che non sempre i ritorni li puoi misurare e quantificare nel breve, ma è necessario vederli nel lungo periodo. Non è facile far comprendere ai manager, al mercato e agli azionisti che ci sarà un impatto diverso e che devono imparare a valutare le cose in maniera diversa. Ma attenzione che questa non è una opzione, questo è un must, è una necessità perché il gap tecnologico e di innovazione di oggi si trasforma in un gap di competitività domani. Ricordiamoci quanto accaduto in altri settori, ma è un processo inevitabile.

Come è stata accolta l'associazione dal mercato?
Non so se sia grazie alla mia esperienza professionale come fondatore di Yolo, ma c'è stato moltissimo interesse verso l'associazione, forse perché si è sviluppata una grandissima sensibilità su questi temi. La partecipazione è decisamente importante, le compagnie sono molto attive sia nella formazione che nella condivisione di contenuti. Per esperienza posso dire che avendo già vissuto in passato in altre industriy, la sensibilità e l'attenzione sono il primo livello per agevolare il cambiamento e quindi sono confidente che avverrà anche in questo settore perché si è compresa l'importanza del digitale, si devono ora modellare i business.



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