15/07/2020

editoriale


In Italia il maggior crollo del PIL in Europa

La Commissione europea ha rivisto le sue previsioni sull'impatto della crisi COVID-19 sul Pil 2020 dei Paesi membri.
E, come c'era da aspettarsi, sono peggiorative rispetto a quelle di maggio.
I numeri sono impietosi: la perdita media sarà dell'8,3%, contro il 7,4% dell'ultima previsione. Ma quello che è impressionante è il dato per l'Italia (-11,2%), superiore persino a quello della Spagna (-10,9%) e della Francia (-10,6%). Per la Germania è previsto un -6,3%.
Questi dati meritano due considerazioni. La prima è che tre delle prime quattro economie continentali presentano cali del Pil da situazione post bellica, e che porteranno a problemi sociali, oltre che economici, dopo l'estate. Facile prevedere infatti un drastico aumento della disoccupazione e del disagio tra la popolazione.
E qui si capiscono coloro che sperano in un nuovo lockdown in autunno.
La seconda riguarda solo l'Italia, il cui governo non riesce proprio a capire che non è con i bonus fiscali che si mettono soldi nelle tasche di imprese e famiglie.
I fondi dei vari decreti (pochi e oggettivamente in ritardo) andranno dispersi in troppi rivoli dal sapore pre elettorale per essere incisivi.
Chiedere alle banche di erogare prestiti non ha la stessa efficacia di un accredito diretto sul conto corrente da parte dello Stato.

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Prassi largamente adottata all'estero.
Non si pagano gli stipendi o si va a far la spesa con un credito fiscale (a meno che non si torni a parlare di minibot). Ma non ci si può aspettare nulla di diverso da un ministro che a marzo aveva previsto un impatto del virus di "pochi punti percentuali, recuperabili" sul Pil e che sarebbe bastato uno sforamento di 3,7 miliardi per coprirlo.
Il tutto mentre gli altri Paesi stanziavano centinaia di miliardi per imprese e famiglie, nazionalizzando o finanziando chi era in difficoltà. Il governo ha scelto di allestire una "potenza di fuoco" vuota fatta solo di annunci e DL senza direttive di applicazione o con normative cervellotiche, al punto che stiamo parlando dell'ennesimo decreto definito "Semplificazione".
Secondo l'Istat il 38% delle imprese è a rischio chiusura, mentre per Bankitalia il 40% dei debitori non riesce a pagare il mutuo. Ma di erogazione di soldi veri non se ne parla, e ce ne vorrebbero tanti. Invece c'è il bonus monopattini (fabbricati in Cina).
Anche un laureato in storia (con tutto il rispetto) dovrebbe saper rispondere alla domanda: a quanto ammonta una perdita dell'11,2% su circa 1.800 miliardi di PIL? 

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Claudio Gandolfo

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