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17/06/2020

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Fase 2: il 60% di chi ha lavorato in smartworking non vuol più rinunciarci

Geneletti (Methodos): 5 consigli per volgere in positivo un cambiamento epocale e ripartire con organizzazioni basate su innovazione e antifragilità

La pandemia di Coronavirus cambierà per sempre il modo di lavorare.
È con questa certezza che siamo entrati nella Fase 2: mentre le attività e i vari settori industriali riaprono progressivamente, molte aziende hanno deciso di continuare a far lavorare da casa i dipendenti le cui mansioni lo consentono. E così, dicono gli ultimi dati dell'Osservatorio Smartworking del Politecnico di Milano, gli italiani che lavorano da remoto sono passati dai 500 mila pre-COVID-19 agli 8 milioni di oggi e l'ampliamento delle policy di lavoro da remoto riguarda in questo momento il 93% delle aziende.
"Da qui non si torna indietro", è il commento di Alessio Vaccarezza, CEO di Methodos Italia, società di consulenza specializzata nell'accompagnare le imprese nei processi di change management.

Fase 2: il 60% di chi ha lavorato in smartworking non vuol pi rinunciarci

"Non si tratta solo della necessità rispondere alle esigenze di distanziamento sociale dovute alla pandemia", continua Vaccarezza.
"Ora sono i lavoratori per primi a volere lo smartworking: un sondaggio della CGIL ha evidenziato che il 60% vorrebbe proseguire anche dopo l'emergenza.
E teniamo conto che l'80% dei rispondenti a quel sondaggio non aveva mai sperimentato il lavoro a distanza prima, e ci si è ritrovato catapultato in modo improvviso e fra grandi difficoltà.
Trovando aspetti positivi in una misura inizialmente figlia dell'emergenza, gli italiani stanno dando prova di antifragilità: ora tocca alle aziende dimostrare la stessa capacità, ed è questo che farà la differenza per ripartire davvero
".
L'antifragilità è la capacità di uscire dalle avversità più forti, perché cambiati.
"Qualcuno intenderà la ripartenza come riprendere da dove ci si era fermati, facendo le stesse cose di prima, seppur a distanza, dando prova di quella che potremmo definire resilienza.

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L'antifragilità è invece un ulteriore passo avanti", spiega Vaccarezza.
"Sono antifragili le aziende che reagiscono allo shock del COVID-19 creando una discontinuità in ottica di vantaggio competitivo, che hanno il coraggio di ripensarsi e migliorarsi.
In una parola, che evolvono
".
Un caso su cui gli esperti di Methodos hanno lavorato è quello di Crédit Agricole, che in seguito alla crisi di questi mesi sta riprogettando completamente l'esperienza cliente, sviluppando competenze e costruendo un'organizzazione per servirlo anche meglio anche da remoto.

Ma quali sono le misure che le aziende possono mettere in pratica per far sì che la propria organizzazione e le proprie persone possano cogliere tutti i vantaggi del cambiamento, e in particolare dello smartworking? Methodos ne ha individuati cinque.
1) Focus su donne, giovani e lavoratori assunti da poco.
Mentre secondo alcune ricerche sul comportamento di lavoratori e organizzazioni, i dipendenti meno giovani e le figure senior hanno mostrato di aver risentito meno della crisi degli ultimi mesi, a rischiare di farne maggiormente le spese sono le donne (che a casa, come rileva la CGIL, devono vedersela con un maggior carico di impegni familiari), i giovani e i dipendenti recentemente assunti e figure junior.
"Far diventare lo smartworking strutturale e non occasionale significa dare un supporto a queste tipologie di lavoratori", suggerisce Giuseppe Geneletti, Head Smart Working di Methodos.

"Migliorando la conciliazione tra vita personale e lavorativa grazie allo smartworking, le aziende potranno diventare bacini di attrazione dei talenti molto più ampi, diversi e inclusivi".


2) Spiegare chiaramente al personale gli obiettivi di performance futura e gli adeguamenti strategici.
Condividere i risultati aziendali e sviluppare un insieme di aspettative quanto più stabile possibile è importante per aumentare i livelli di resilienza e ridurre la depressione e l'ansia.
"L'incertezza - sottolinea Geneletti - è la condizione peggiore di tutte per un lavoratore.
Gli studi più recenti hanno rilevato che, durante la fase acuta dell'emergenza, coloro che non conoscevano l'andamento e la situazione finanziaria della propria azienda mostravano livelli molto bassi di resilienza psicologica e livelli più alti di depressione
".

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3) Continuare a ottimizzare i metodi di collaborazione online.
Più il lavoro da casa risulta efficiente, più i processi da remoto funzionano, più si riducono depressione e ansia.
"Il digitale oggi ci permette modalità di comunicazione e lavoro in team che si avvicinano a quelle in presenza", commenta Geneletti.
"Investire per dotare i dipendenti di strumenti efficaci ha un reale impatto sui processi, sulla produttività e sulla soddisfazione delle persone.
Non a caso, il 57% dei rispondenti al sondaggio della CGIL ritiene che lo smartworking sia stimolante: lavorare da casa potrebbe quindi essere una leva per generare innovazione e creatività
".
4) Promuovere l'attività fisica e le sane abitudini, anche per chi lavora a distanza.
Rimanere fisicamente attivi aiuta anche sul piano psicologico quando ci si trova in condizioni di forte stress, come avvenuto durante il lockdown.

Questa accortezza va mantenuta anche normalizzando il lavoro a distanza, così com'è importante aiutare i lavoratori a darsi delle regole e delle routine quotidiane.
"Mentre si lavora da casa è facile distrarsi sui social o concedersi snack fuori pasto, provando poi senso di colpa e sensazione di non avere il controllo: di questo le aziende devono tenere conto nell'organizzazione del lavoro", spiega Geneletti.
Inoltre le organizzazioni dovrebbero aiutare il proprio personale a coltivare relazioni positive e a favorire il dialogo, gli incontri e la socialità all'interno e all'esterno dell'organizzazione.
5) Coltivare la coesione incoraggiando il sostegno reciproco e riconoscendo il valore delle persone. È un aspetto importante per riuscire a costruire la resilienza organizzativa.
"Le persone oggi hanno il timore che lo smartworking tolga occasioni di confronto e scambio trasparente con i colleghi", sottolinea Geneletti.

"Per questo le aziende dovrebbero motivare i dipendenti a innescare la loro naturale spinta per l'assistenza e il sostegno reciproci.
I dirigenti dell'azienda devono far sentire il personale apprezzato
".
"Mentre ci stiamo lasciando alle spalle lo shock del periodo epidemico e stiamo entrando in una nuova fase ricca di incertezze - conclude Vaccarezza - la creazione di una cultura aziendale basata sulla cura, sulla comunicazione e sull'espressione attiva sarà determinante per costruire profondi legami emotivi tra il personale e l'azienda, in un contesto phygital, in una commistione studiata tra il fisico e il digitale.
Solo così si potranno mettere le basi per una ripresa rapida e duratura
".



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