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27/05/2020

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Un marketplace per il rilancio del Made in Italy nel mondo

Ferrari (Designitaly.com): puntare sull'export e sull'eccellenza italiana per dare respiro alle imprese italiane

In questa fase storica, l'economia italiana deve cercare assolutamente di fare sistema e, nei limiti del possibile, cercare di espandersi all'estero. Abbiamo intervistato Roberto Ferrari, Founder e CEO di DesignItaly.com ed ex direttore generale di CheBanca!, Chief Digital and Innovation Officer di Mediobanca ed esperto di Fintech, che ha voluto creare una sorta di "Eataly" per il design, partendo però dai canali digitali.
Perché nasce DesignItaly?
In realtà dovevamo partire a marzo, ma vista la situazione abbiamo rinviato, però d'altra parte perdere l'estate e alla fine ci siamo fatti coraggio e deciso di cogliere questa finestra della ripartenza.
L'abbiamo fatto in maniera molto tattica, visto che siamo una piattaforma che promuove il Made in Italy e lavora per il Made in Italy.

Un marketplace per il rilancio del Made in Italy nel mondo

Infatti, in questo momento il marchio Made in Italy è chiaramente uno dei valori, un asset fondamentale per il Paese.
L'interesse è ancora molto forte e il nostro concetto credo possa essere vincente.
Ma quanto vale il mercato potenziale?
La cifra è enorme.
Se pensiamo al mercato del Made in Italy di alta gamma parliamo di 100 miliardi di dollari. Il bacino potenziale è di 500 milioni di shoppers comprano oggetti di lusso.
A chi è rivolto Design Italy?
Essendo una piattaforma a supporto del Made in Italy puntiamo a supportare l'export per offrire un canale commerciale aggiuntivo. Ci inseriamo in un contesto che era in forte crescita perché le esportazioni fino a dicembre erano in un periodo particolarmente buono e il trend durava da parecchio, quindi siamo fiduciosi di avere delle grandi opportunità da sfrutttare.

Seguici: 

La domanda del lusso che viene sia dal mondo occidentale sia dagli Stati Uniti era piuttosto forte, con crescite significative anche dei mercati orientali.
C'è una domanda consistente, ma dobbiamo essere bravi a capitalizzare come sistema. Forse c'è voluto il COVID-19 per capire il potenziale dell'eCommerce in quasi tanti settori.
Voi operate nel design, un marchio italiano molto riconoscibile e riconosciuto, ma quanto le aziende sono pronte a cogliere le opportunità?

Questo è un settore che, in generale, è ancora indietro rispetto all'online, un po' come è accaduto al sistema moda qualche anno fa.
C'è la necessità di prendere coscienza di cosa si può effettivamente con i canali online.
In questo periodo la moda sul digitale, per capirci, è completamente esplosa.
Il design italiano ha molto appeal e all'estero il digitale anche in questo segmento ha fatto passi da gigante e quindi ci sono opportunità.
Molto spesso è una questione di posizionamento più che di offerta.
Le aziende italiane sono attente al fenomeno, ma spesso non sono pronte.
Design Italy offre una serie di servizi per facilitare l'ingresso nel mercato. Noi forniamo anche integrazione logistica per cui ci occupiamo end to end della spedizione fino al cliente finale attraverso una serie di partnership con con spedizionieri.

Il tutto è organizzato direttamente sulla nostra piattaforma e cerchiamo di essere digitali anche nelle operations, non solo nella nella parte più commerciale.
Questo permette di essere efficienti e di poter spedire in oltre 200 Paesi nel mondo.
Poteva essere un aspetto critico.
Frequentemente le aziende hanno già agenti nelle varie nazioni, non vi sovrapponete?
Design italy è uno strumento a supporto delle aziende, gli agenti spesso faticano a incontrare i clienti, noi possiamo allargare la fetta di mercato e raggiungere clienti che difficilmente possono venire approcciati.
Inoltre, siamo una vetrina per loro e occasione di discussione per avere produzioni personalizzate.
Inoltre, noi ci affianchiamo alle attività fisiche, come i temporary o gli shop in shop, anzi offriamo opportunità anche in questi come l'iniziativa mirata che abbiamo realizzato presso il Liberty Store a Londra.

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Noi italiani non abbiamo forse ancora compreso in pieno che cosa sta effettivamente succedendo.
Dal lato della domanda dobbiamo essere più bravi a leggerla e predisporre un'offerta di prodotti.
E quante aziende stanno aderendo?
Abbiamo una settantina, ormai quasi 80 aziende che sono nel nostro portale, con un paio di nuovi arrivi ogni settimana.
Questo è un lavoro 'time consuming', perché devi prendere le foto, preparare i contratti, scegliere il catalogo, definire il pricing, poi le schede prodotto e molto altro.
L'eCommerce è un mestiere faticoso e si capisce perchè di piattaforme ce ne sono poche.
La nostra è una sfida, non lo nascondo, però è una sfida consapevole e che l'Italia deve affrontare.
In questa fase state cercando finanziamenti, attraverso il crowdfunding.

Perché?
La campagna di crowfunding nasce un po' per potenziare le capacità di spesa e di conseguenza di penetrazione dei mercati internazionali.
Abbiamo iniziato a vendere ma dobbiamo spingere di più.
L'obiettivo di espanderci passa dal marketing verso l'estero principalmente.
Ma come si può a fare marketing in questo momento?
Questa è una bella domanda, perché veramente non sai dove girarti.
Il bello è che si può spaziare dagli Stati Uniti all'Australia, dalla Cina alla Russia, ma bisogna dotarsi di una certa organizzazione per affrontare mercati così diversi.
Noi dobbiamo intercettare e capire quali sono quei mercati che hanno superato il problema coronavirus e come stanno entrando in questa nuova normalità.
E' necessario documentarsi, leggere dati e cercare di massimizzare gli investimenti sui vari target di riferimento, sia in termini geografici che in termini di prodotti, ma anche a livello di navigazione sul sito e individuare gli strumenti di marketing che funzionano meglio.

Questo è un mercato che vive anche di immagine, di reputation, e noi siamo un un brand ombrello che nasce oggi e abbiamo anche bisogno di far crescere la reputazione.
Design Italy è un nome self telling che in qualche modo spiega già che cosa vogliamo essere, ma poi dobbiamo capire come muoverci.
Come le è venuta l'idea, viste le sue esperienze passate?
Nasce anche dall'osservazione di Eataly e di come ha rappresentato e valorizzato l'Italia e le sue imprese, anche quelle più piccole e poco conosciute.
A maggio di due anni fa ho comprato il dominio che era incredibilmente libero e da lì è partito tutto.
Ma per organizzare un'azienda di questo tipo serve tempo.



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