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20/11/2019

idee

Con la chiusura dei negozi si spegne l'Italia

 

Continuano a distruggere i consumi interni, torchiando artigiani e commercianti. Ma non si lamentino se poi disoccupazione, povertà e disagio sociale presenteranno il conto.
E intanto il Pil cala


Adesso viene il difficile.
La produzione industriale è in calo, la disoccupazione ha ripreso a salire, il commercio al dettaglio non fa certo scintille (anzi), portandosi dietro con sé l'inflazione.
Per fortuna resiste l'export, che riesce a diversificare i suoi mercati si sbocco vista la recessione della Germania.
In questo contesto mettiamo le varie crisi aziendali, ex ILVA, Alitalia e Whirlpool in testa, e in mancanza di conigli dal cilindro (ma chi li estrae?) potremmo trovare sotto l'albero di Natale oltre 20mila disoccupati in più, oltre che un depauperamento del sistema industriale di effetto quasi post bellico.

Con la chiusura dei negozi si spegne l'Italia

Se dovessimo azzardare previsioni per il 2020, al netto delle dinamiche politiche interne, l'Italia sconterà una crisi esogena (il mondo che rallenta) cui si aggiunge quella endogena (maggiore disoccupazione e crisi economica), in cui verrà stretta in una morsa poco piacevole.
Non potendo intervenire sulle cause internazionali, sarebbe auspicabile che chi sta al governo sia ben cosciente che - in qualche modo - occorra salvaguardare quello che dell'economia locale rimane.
E non parliamo solo di industria.
Difficile immaginare un'economia che possa fare a meno dei consumi interni, la cosiddetta "spesa delle famiglie".
Ad oggi, meno male, rappresenta ancora oltre il 60% del Pil.
Ma questo dato non significa solo il volume di acquisti, non solo i grandi supermercati o centri commerciali, ma anche negozi e lavoro sul territorio.

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E' l'Italia che si alza al mattino e tira su la serranda, oberata di tasse e balzelli, insidiata dalla grande distribuzione e dall'eCommerce, additata sempre come evasore fiscale a prescindere.
Chiaro che siano sempre di più quelli che gettano la spugna.
La CGIA di Mestre ha calcolato che dal settembre 2009 ad oggi abbiamo perso oltre 200mila tra botteghe/aziende artigiane e negozi di vicinato.
Quei negozi che hanno portato avanti il commercio italiano da sempre, offrendo il valore aggiunto della consulenza, della conoscenza di prodotto, instaurando un rapporto vero con i clienti, esistendo anche come di punto di ritrovo della comunità.

Facciamo che ognuna di queste attività occupasse una media di due-tre persone? Quante avranno ritrovato un posto di lavoro? Quante famiglie sono entrate in crisi? Quante strade hanno file di serrande chiuse e quindi senza vita sociale e microcriminalità diffusa? E non è un problema solamente delle grandi metropoli.
Questi sono dati che normalmente sui media non hanno grossa eco, poiché quasi sempre riguardano situazioni singole, che però diventano drammatiche quando i numeri si sommano.
200mila negozi o botteghe sono un numero superiore a quelli dell'intera città di Milano o Roma.
Ma finchè chiudono uno alla volta non se ne accorge nessuno.



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