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12/06/2019

idee

Il debito pubblico italiano non è un problema. Lo dice Blanchard (ex FMI)

 

E' un problema sopravvalutato.
Se aumentano gli investimenti e rendono produttivo il capitale, allora il tema del debito perde ogni significato


Un meteorite è partito da Trento si è scagliato su Bruxelles e Francoforte.
Olivier Blanchard, francese, già capo economista del Fondo Monetario Internazionale e docente di economia del MIT di Boston, dal Festival dell'Economia di Trento ha rivelato quello che nelle segrete stanze tutti sanno ma non vogliono ammettere.
Il debito pubblico italiano è "un problema sopravvalutato".
Fantastico, ci sta dicendo che la nota dolente su cui tutte le istituzioni europee e le agenzie di rating è solo un pretesto per tenere sotto scacco l'Italia, il suo governo e le sue politiche di risalita.
Non vogliono che l'Italia torni a crescere, a colpi di spread e letterine.

Il debito pubblico italiano non  un problema. Lo dice Blanchard (ex FMI)

Sarebbe bellissimo se non fosse che a pronunciare queste parole sia un soggetto che ha ridotto alla fame la Grecia, con la complicità di Cottarelli (anche lui a Trento) e altri sicari.
Quindi di crisi indotte è un vero esperto.
Magari non bellissimo ma sicuramente illuminante.
E' la stessa persona di cui i libri di macroeconomia sono testi universitari studiati in tutto il mondo.
Però, libero dagli impegni del FMI e dalla sua ortodossia, curiosamente adesso assume posizioni molti diverse da quando c'era dentro.
Infatti, a Trento ha detto anche altro.
In sintesi, quando il tasso di crescita di un Paese è superiore al tasso di remunerazione del suo debito pubblico, il debito non solo è sostenibile, ma tende a ridursi senza bisogno di tagli alla spesa o aumenti di imposte.

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Inoltre, non basta guardare nel breve periodo, ma bisogna analizzare l'andamento dei tassi nel lungo periodo.
E per il lungo periodo servono investimenti pubblici.
"E' molto importante capire cosa viene finanziato a debito.
Se i soldi aumentano gli investimenti e rendono produttivo il capitale, allora il tema del debito perde ogni significato.
L'austerity fiscale si traduce in un immediato calo degli investimenti pubblici.
E questa è una catastrofe. Credo che si debba dare più margine di manovra ai governi europei.

Servono regole per stare insieme, ma le maglie devono essere più larghe, serve più spazio.
Per questo penso che vadano cambiati i parametri, penso, per esempio al tetto del debito fissato al 60% del Pil.
Se mai ha avuto un senso, oggi non lo ha di certo proprio perché i tassi sono bassi".
Non sono parole di Salvini, Borghi, Bagnai o Zanni.
E neanche di altri pericolosi populisti/sovranisti.
Secondo Blanchard l'ossessione dell'Europa nei confronti del debito è semplicemente sbagliata e di conseguenza lo diventano tutte quelle politiche volte a tagliarlo in modo lineare.
"E' fondamentale convincere i mercati che i rischi non sono alti.
Basta guardare al Giappone che con il debito pubblico più alto del mondo conserva la capacità di tagliare le tasse senza allarmare nessuno".
Anche qui vale la stessa considerazione fatta sopra sull'attribuzione della citazione.

Blanchard ribadisce semplicemente ciò che ha scritto per anni nei suoi libri ma che non poteva/voleva dire durante il suo periodo al Fondo Monetario.
Lo stesso Fondo che sbagliò i moltiplicatori fiscali che hanno raso al suolo la Grecia uccidendo migliaia di persone, bambini compresi.
O in miseria l'Argentina.
La cosa incredibile è che Blanchard non ha affermato nulla di rivoluzionario.
Anzi.
Si tratta di fattori presenti da decenni nel dibattito finanziario internazionale.
Solo che a Bruxelles e Francoforte si è preferito scegliere la strada degli interessi di Germania, Olanda e Francia piuttosto che un reale benessere comune europeo.
Si è acriticamente appoggiato l'interesse della finanza a scapito di quello delle popolazioni.
Prima o poi questa situazione arriverà ad un punto non più sostenibile, come sta sperimentando Macron.
E allora la Storia farà quello che ha sempre fatto: una selezione darwiniana, se non draconiana.

Ma stavolta non è affatto detto che a scriverla saranno sempre i soliti.
Son finite anche le brioches.
Chi ha mentito per anni per fare i propri interessi o ben pagato per fare quelli altrui, sarà bene che si cerchi un riparo sicuro.
Il botto potrebbe esser forte.
Claudio Gandolfo



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