16/03/2016

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Vigo (AGS): dal Made in Italy al Brain in Italy, l'imprenditoria che vince arriva dal Nord Est

Dal quartier generale di Rosà (Vi) e Udine le schede elettroniche progettate in Italia e prodotte all'estero vanno in tutto il mondo, fornendo servizi globali con elevati standard di qualità

Pensare come una PMI di qualità e agire come una multinazionale, delocalizzando la produzione e mantenendo cuore e cervello in Italia. E' la ricetta vincente di AGS, azienda italiana leader nel comparto subfornitura avanzata per i settori dell'elettronica e dell'elettromeccanica. Ne abbiamo parlato con Denis Vigo, fondatore di AGS insieme con Renato Comelli (nella seconda foto).
Qual è il vostro modello di business?
Lavoriamo con la cura di un artigiano ma ci muoviamo come una multinazionale. Questo il modello di business che ha portato al successo AGS, azienda con sede a Rosà (Vi) e a Udine, che opera nella subfornitura avanzata per i settori dell'elettronica e dell'elettromeccanica. AGS ha fatto segnare l'anno scorso la crescita record del 43%.

Vigo (AGS): dal Made in Italy al Brain in Italy, l'imprenditoria che vince arriva dal Nord Est

Come spiega la vostra filosofia aziendale
Credo molto nel Made in Italy e credo molto nel valore aggiunto che, come italiani, sappiamo dare a quello che facciamo. Il concetto del Made in Italy è stato applicato nel fornire un servizio globale e un prodotto completo che va dalla progettazione alla consegna, lavorando con produttori dislocati in tutto il mondo, con un accurato controllo qualità e il tutto gestito sempre in Italia. Siamo così passati dal Made al Brain in Italy. Il target di AGS, partendo dal Nordest, è di estendere la propria rete commerciale in Europa, Asia, Stati Uniti e Brasile. Ma il cuore pulsante resta in Italia, resta nel nostro territorio al quale siamo profondamente legati partecipando a numerose iniziative di solidarietà e sostenendo alcune attività sportive.

Vigo (AGS): dal Made in Italy al Brain in Italy, l'imprenditoria che vince arriva dal Nord Est

Con 16 dipendenti in Italia (la metà assunta nell'ultimo anno) e le altre 150 persone che lavorano nell'indotto, AGS ha registrato un incrementato del fatturato del 2015 di oltre il 40% rispetto al 2014, arrivando a movimentare oltre 20milioni di unità di prodotti. La crescita aziendale è stata lenta ma progressiva. Da quando nel febbraio 2004 abbiamo dato vita ad AGS abbiamo posto attenzione alla sviluppo di una struttura che potesse essere solida e in grado di recepire tutte le richieste del mercato.
Operate in settori particolarmente affollati, come riuscite ad emergere?
Sono due i settori di operatività dell'azienda: una divisione è dedicata al mondo delle schede elettroniche - PCB - e delle tastiere, l'altra a quello degli stampi a iniezione e stampaggio di materiale plastico. Produciamo principalmente in Cina, dove del resto viene prodotto l'80% delle schede elettroniche mondiali. Alla produzione però abbiniamo una gestione tutta italiana: la sede centrale è in Italia, qui viene fatta la progettazione e lo sviluppo, mentre il controllo qualità viene effettuato direttamente presso le sedi dei nostri fornitori dal nostro personale italiano.

Seguici: 

Abbiamo sviluppato un sistema di logistica che azzera i tempi di consegna e assicura un pronto servizio al cliente finale con la possibilità di tracciare interamente il prodotto grazie alla tecnologia Near Field Comunication (NFC).
Chi sono i vostri clienti?
Destinatari sono i grandi gruppi dell'automotive, delle telecomunicazioni, dell'automazione, della domotica e del lighting. Il mercato di riferimento per AGS è prevalentemente l'Europa, ma obbiettivo dell'azienda è di puntare ad una crescita di fatturato, ripartito tra Nord America, America Latina e Asia. L'anno scorso ci siamo concentrati su Francia, Svizzera e Stati Uniti. L'Italia resta comunque il bacino di riferimento fondamentale per la nostra azienda visto che assorbe la parte più importante delle nostre vendite.

E per il futuro?
Restando in Europa, pensiamo che la Germania rappresenterà un importante sbocco. Stiamo sondando anche il Giappone: un mercato interessante e in sviluppo dal quale stiamo avendo i primi interessanti riscontri. Contiamo di incrementare il volume di affari e di arrivare entro pochi anni ad un fatturato di 50milioni di euro.



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