07/10/2015

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Il 35% dei direttori HR italiani prevede un aumento dell'occupazione nei prossimi 12 mesi

 

Secondo l’ultimo HR Barometer di Michael Page nei prossimi mesi si verificherà una crescita delle assunzioni. In aumento anche la rilevanza delle Risorse Umane, ritenute sempre più strategiche per il successo del business, e il budget dedicato alla divisione

Che le funzioni di HR siano sempre più importanti nel contesto del business è una tendenza nota da tempo. Ma solo in tempi recenti le imprese hanno deciso di investirvi in modo strategico, vista la necessità imprescindibile di attrarre talenti e in funzione del business.
Nel primo semestre 2015 Michael Page ha realizzato uno studio nell'ambito delle Risorse Umane a livello mondiale su 2.500 HR manager appartenenti a un gruppo rappresentativo di industrie, dalle PMI ai marchi blue chip, in 65 Paesi. In Italia sono stati interpellati 133 manager e dirigenti.

Il 35% dei direttori HR italiani prevede un aumento dell'occupazione nei prossimi 12 mesi

Dall'indagine emerge una tendenza generale legata alla ripresa della corsa ai talenti e soprattutto dell'occupazione: il 35% degli HR leader italiani prevede nei prossimi dodici mesi un aumento della forza lavoro (48% secondo il report globale). In più, il 24% delle organizzazioni aziendali ha incrementato il budget dedicato a questa divisione.
Per quanto riguarda le priorità delle Risorse Umane, nel nostro Paese risultano ai primi posti la gestione del cambiamento e i progetti di trasformazione (38%), alla pari con la formazione e sviluppo, seguite con un distacco minimo dalla gestione delle performance (37%) e del talento (32%). Parametri quali le relazioni con i dipendenti e l'acquisizione di talenti o recruitment raggiungono un peso pari rispettivamente al 32% e al 29%. Al di sotto della media globale si trova invece l'employer branding (4%). Sia in Italia sia nel mondo la gestione delle diversità e l'integrazione sono considerate fondamentali solo dal 4% delle aziende 4%.

Seguici: 

L'indagine di Michael Page ha inoltre analizzato le modalità sulle quali le risorse umane misurano il successo. Al primo posto, per l'Italia, con il 65% delle risposte si posizionano le performance dei dipendenti, seguite dalle competenze (58%) e dalle performance manageriali (39%). Il coinvolgimento del dipendente, che nel mondo ha una rilevanza superiore anche rispetto alle competenze e occupa il terzo posto in ordine di importanza con il 46%, ottiene in Italia il 31% delle scelte. Una differenza ancora più sostanziale tra l'Italia e gli altri Paesi riguarda il turnover del personale: su dimensione globale è il secondo fattore più misurato per valutare le prestazioni dei dipendenti, in Italia è decisivo solo per il 17% degli Hr leader.
Ciò che accomuna la tendenza del ruolo HR tra Italia e resto del mondo è la crescita della sua influenza, sempre più strategica soprattutto per attrarre, assumere e trattenere talenti. Questo è rilevante in Italia per il 62% dei manager, ma a livello globale conta l'86%. Rimanendo nei confini nazionali, l'influenza delle risorse umane è importante per le relazioni con i dipendenti (87%), la formazione e sviluppo (85%), l'Hr policy (83%), la gestione delle performance (77%), retribuzioni e benefits (75%).

Infine, il 73% degli HR leader italiani nel senior management riporta direttamente al Ceo/Cfo/presidente/direttore generale/AD.


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