eccesso in un certo numero
di industrie implicano una
moderazione nell’aumento
dei prezzi, in particolare in
gran parte delle economie
mature”. La deflazione
è tipica infatti di alcuni
mercati europei e qualche
esponente della Federal
Reserve ha cominciato a
evidenziare i rischi di una
possibile discesa dei prezzi
negli Stati Uniti. “Anche
nei mercati emergenti -
conclude Fitzsimmons -
dove parlando di inflazione
un certo numero di esperti
si dicono preoccupati, non
vediamo rischi di particolare
rilievo. In questo contesto,
la politica monetaria rimarrà
accomodante nel medio
termine. A partire dalla
pubblicazione dei prossimi
dati si potrà assistere a
un ritorno della politica di
quantitative easing. Questo
ulteriore stimolo avrebbe un
grande impatto sui mercati
obbligazionari e valutari.
Dal momento che i Governi
continuano a dover fare i
conti con gli elevati livelli
di debito e i bassi livelli di
crescita, è probabile che
il rischio sovrano rimarrà
ancora un serio problema
in futuro. La fiducia
dell’investitore gioca quindi
un ruolo fondamentale in
questo contesto. I tassi
di interesse bassi, la
caduta dell’inflazione e
l’aumento dell’avversione
al rischio hanno fortemente
condizionato i rendimenti dei
bond governativi dall’inizio
dell’anno”.
In conclusione, lo scenario
economico e dei mercati
a livello globale rimane
caratterizzato da un elevato
grado di incertezza che,
come prima e principale
conseguenza, porterà a un
aumento della volatilità.
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