Editoriale
Debito italiano: solo pubblico o anche privato?
Al recente Ecofin di Bruxelles, nel corso della riunione del Patto di Stabilità, è stata
illustrata una proposta per garantire precisi percorsi di rientro dagli elevati rapporti
tra debito pubblico e PIL, che caratterizzano diversi Paesi europei. In sintesi, gli Stati
con un rapporto debito/PIL superiore al 60% dovranno ridurre l’eccedenza del proprio
dato di almeno un ventesimo all’anno fino a raggiungere quella percentuale. In caso
di inadempimento scatterebbero sanzioni piuttosto drastiche e automatiche. In questo
contesto, l’Italia si avvia nel breve termine a raggiungere il 120% nel rapporto debito/PIL
e l’approvazione di questa regola comporterebbe tranche annuali di riduzione del 3% (le
più elevate tra gli Stati membri, assieme a quelle della Grecia). Un quadro tutt’altro che
rassicurante, dal momento che già la prima “rata” ammonterebbe a una quota in miliardi
di euro pari almeno a una finanziaria “pesante”. In ogni caso, non si è posto un limite
temporale al raggiungimento della quota del 60%. Questo perché il rapporto debito/PIL
risulta comunque variabile, in quanto entrambi i dati sono modificabili nel corso dell’anno
di riferimento. A partire dal PIL, che in un momento di recessione, come quello appena
vissuto, ha visto percentuali di crescita comprensibilmente basse, ma che può certamente
risalire con l’uscita dalla crisi. Con un PIL in crescita, l’adozione di queste misure, a prima
vista draconiane, potrebbe avere un peso inferiore e maggiormente sostenibile, ancorché
frenante per l’intera economia del nostro Paese. Anche per questo, l’Italia ha chiesto a
viva forza che tra i parametri da inserire nel computo vi sia anche il debito privato, cioè
l’ammontare dell’indebitamento delle famiglie italiane. Quest’ultimo dato cambierebbe, e
di molto, lo scenario. Infatti, non è un mistero che il nostro Paese sia al top della specifica
graduatoria di virtuosità. Il risultato dello sforzo italiano è che “il tema del debito privato
ora è sul tavolo delle trattative, e lo valuteremo durante il prossimo incontro”, come ha
dichiarato il ministro delle Finanze belga Didier Reynders, presidente di turno dell’Ecofin.
Una notizia che non mette però d’accordo tutti gli economisti e i commentatori di casa
nostra, che temono un allontanamento dalla linea tedesca, che ha
imposto per legge il pareggio di bilancio. Una scelta coraggiosa e,
forse lungimirante per quella che si avvia a ritornare la Locomotiva
d’Europa. Una scelta però difficilmente perseguibile in un’economia
come la nostra, con un tessuto produttivo così particolare.
Una situazione che richiede scelte coraggiose, non dichiarazioni
conservative e scolastiche.
Claudio C. Gandolfo
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