successore all’euro in
rapporto di 1 a 1, che
chiameremo “euro bis”.
Ci siamo già trovati nella
stessa situazione quando
l’ECU è stato trasformato
in euro. Questo successore
sarebbe la moneta legale in
tutti i Paesi europei”.
Ma la domanda è: chi sarà
a favore di questa valuta
sopranazionale?
“Al momento - spiega
Woolnough - l’euro è sotto
la responsabilità comune
degli Stati membri ed è
emesso con l’approvazione
della BCE. Per mantenere
la continuità, l’“euro bis”
dovrebbe basarsi sulle
stesse responsabilità
comuni. Anche in questo
caso esiste un precedente:
l’Eurozona ha già avuto in
passato una simile valuta
comune, ovvero l’ECU, che
era un paniere di monete.
In seguito, i policy maker
dovrebbero determinare
le caratteristiche del
successore dell’euro.
Un paniere basato
principalmente sul marco
tedesco, sarebbe una valuta
forte. Questo farebbe molto
piacere ai risparmiatori
ma danneggerebbe chi ha
preso capitali in prestito.
Un paniere di monete
percepite come più
deboli, penalizzerebbe i
risparmiatori e farebbe tirare
un sospiro di sollievo ai
debitori. La decisione non è
semplice”.
Come potrebbero poi essere
giustificati i pesi delle valute
sottostanti all’“euro bis”?
Utilizzando il PIL e creando
una moneta equivalente
per valore a un indicatore
esterno come il dollaro
statunitense? Oppure in
base ai pesi del vecchio
ECU? Qualunque metodo
(o combinazione di metodi)
venga scelto, per lo meno la
continuità dei contratti sarà
garantita ai mercati.
Secondo Woolnough:
“le conseguenze
dell’introduzione di un euro
bis – in data comunicata
con il dovuto anticipo –
avrebbero una portata
enorme. Le banche centrali
potrebbero definire i
propri tassi d’interesse,
stampare la propria moneta
e influenzare i tassi di
cambio. La speranza è che
possano lavorare insieme
per il bene dell’Eurozona.
Questa eventualità potrebbe
essere un modo radicale ed
efficiente per trovare una
via di mezzo, riducendo
il rischio di un’Apocalisse
finanziaria. Questo tipo
di azione preventiva
allungherebbe anche la
vita dell’euro e darebbe
alle autorità il tempo di
respirare. Se annunciata
come politica d’emergenza
– da implementare solo
se necessario – potrebbe
anche salvare la moneta
unica”.
Per ora, a chi crede nel
sogno dell’euro tutto questo
potrà suonare come un
anatema, ma potrebbe
anche darsi che l’Europa
non sia ancora pronta per
la moneta unica. In questo
caso, le autorità dovrebbero
riconoscerlo e fermarsi –
anche se temporaneamente
– nel loro percorso verso
l’obiettivo finale. Dopo
tutto, i progressi dell’unione
monetaria hanno subito
delle battute d’arresto in
passato, e anche i più
appassionati sostenitori
dell’euro dovrebbero avere
un piano B se le cose vanno
male. L’“euro bis” potrebbe
essere una parte importante
della soluzione.
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