banche, 5 spagnole, 1
tedesca e una greca, non
hanno passato il test in
quanto il loro Tier-1 ratio
non superava la soglia
del 6%. Queste banche
necessiteranno di 3,5
miliardi di euro di nuovo
capitale di rischio, il che non
rappresenta un problema.
“Nel corso degli ultimi
mesi l’accesso delle
banche europee,
soprattutto quelle di Paesi
fiscalmente poco virtuosi,
come Grecia, Spagna e
Portogallo, al mercato
del credito era diventato
a dir poco difficoltoso –
continua Bruera -, con
un conseguente sempre
maggior ricorso da parte
delle stesse alle operazioni
di rifinanziamento presso la
BCE. Con la pubblicazione
dei risultati dello stress test
e con quella successiva e
volontaria delle posizioni
non di trading in titoli di
stato europei, il mercato
del credito ha avuto una
reazione positiva: gli spread
sia delle obbligazioni
senior bancarie, sia di
quelle subordinate, si sono
stretti ed è probabile che
nelle prossime settimane
il mercato, grazie alle
nuove informazioni ed alla
maggiore trasparenza,
differenzierà sempre di più
tra i vari emittenti bancari in
funzione del loro grado di
merito”.
Anche il debito sovrano,
soprattutto quello dei paesi
periferici, ha benficiato dello
stress test: dopo la sua
pubblicazione lo spread
(calcolato come CDS) a 5
anni della Grecia si è stretto
di 100 punti base, quello
della Spagna di 25, del
Portogallo di 70 e dell’Italia
di 35.
“La paura dei mercati
era che fosse necessario
un intervento corposo,
nell’ordine delle decine di
miliardi di euro, da parte dei
governi per ricapitalizzare
le banche – conclude
Bruera -. Nel contesto di
mercati in cui, prima della
pubblicazione dello stress
test, anche il collocamento
delle aste di titoli di stato
risultava difficoltoso,
sarebbe risultato molto
arduo raccogliere capitale a
supporto dei propri sistemi
bancari”.