Business Community Magazine - Luglio 2010
e contrastare le pressioni
del mercato, specialmente
per proteggere i Paesi
considerati più fragili. Ora
però sembra essere partita
una corsa alla credibilità
tra i mercati all’interno
dell’area. Cominciando dal
Portogallo e dalla Spagna,
si preannunciano dei piani
di correzione accelerata,
mentre la Germania sembra
rinunciare alle misure di
rilancio. Tali correzioni
graveranno sulla crescita.
Sarebbe troppo ottimistico
pensare che la forte
dinamica di crescita di oggi,
trainata dall’espansione
internazionale, dal ribasso
dell’euro e da una politica
monetaria accomodante,
possa compensare politiche
fiscali così controcicliche.
Questo fa aumentare
il rischio di una nuova
contrazione dell’attività
verso la fine del 2010 o nel
2011”.
L‘Europa trascinerà il resto
del mondo con sé?
“Sì – continua Paris-Horvitz
-, ma per il momento
non pensiamo che la
decelerazione europea
sia di portata tale da
poter arrestare la crescita
mondiale. Il mercato si
trova però in difficoltà a
causa di questo clima di
incertezza. L’attivismo
concertato dal 2008-
2009, che ha permesso
di salvare il sistema
finanziario e di rilanciare
l’attività mondiale, sembra
lasciare il posto ai timori
per il futuro. Risulta difficile
gestire l’uscita dalla crisi in
questo mondo multipolare.
La fragilità politica ed
economica dell’Europa
non è certo rassicurante, e
in tale contesto ci sembra
giustificato adottare
un posizionamento più
prudente”.
Troppe nuvole si stanno
addensando
all’orizzonte
perché
l’avversione al
rischio diminuisca
rapidamente.
“Al contempo –
conclude Paris-
Horvitz - la crescita
prosegue e ci
sembra dunque
difficile essere
estremamente
negativi. Di
conseguenza,
raccomandiamo,
sulle grandi
classi di attivi, un
posizionamento
neutrale per le
azioni e i titoli di
Stato, mentre
sovraponderiamo il credito
e sottoponderiamo le
materie prime. Non lasciamo
però che il pessimismo
prenda il sopravvento e,
in questo senso, anche se
optiamo per la neutralità
sulle azioni, continuiamo a
mantenere come tematica
l’esposizione ai titoli che
possono captare la crescita
mondiale, in particolare
nei Paesi emergenti. A
questa strategia bisogna
aggiungere l’effetto molto
positivo che dovrebbe avere
il calo del dollaro sulle
esportazioni europee”.
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