Business Community Magazine - Luglio 2010
Editoriale
Nuove regole a favore dell’economia reale
Sono passati tre anni dall’inizio della vicenda dei mutui subprime americani. Una vicenda
che ha dato inizio alla crisi finanziaria prima ed economica successivamente. Nel
frattempo, si sono tenuti svariati G8, G20, incontri ai più diversi livelli e summit mondiali.
Dati e fatti alla mano, ben poco è cambiato e, come recita un vecchio adagio, “chi non
impara dai propri errori è destinato a commetterli ancora”.
I recenti incontri in Canada hanno evidenziato come i governi possano ancora poco
contro la grande finanza internazionale. In tre anni poco o nulla è stato fatto sul piano
strategico. E le agenzie di rating agiscono ancora in modo troppo disinvolto e poco
trasparente, dando così ragione a chi da tempo chiede che non giochino le partite in due
o più ruoli diversi. Ma lo stato di salute della finanza è un fattore che influenza in misura
pesantissima l’economia. Più di un esperto ha classificato la finanza come un’industria a
sé, in cui la materia prima è il denaro, e il prodotto è ancora più denaro. Ovvero, quanto
di più lontano esista dal mondo dell’economia reale, in cui si producono beni e servizi.
In questo scenario, l’impressione è che lo strapotere finanziario, cui sembra essere
consentita ogni cosa, sia il vero freno alla ripresa economica. Occorrono quindi nuove
regole, come quelle indicate da Draghi in qualità di presidente del Financial Stability
Board, che pongano dei limiti seri e credibili agli operatori dei mercati. La riforma Obama,
in questi giorni in approvazione, è un primo passo nella direzione di più attenti controlli e
di interventi preventivi delle diverse autorità di vigilanza. Ma è un gioco in difesa, se come
obiettivo si ha una riduzione del potere finanziario sull’economia mondiale. La vera sfida
è lo spostamento di risorse dall’industria finanziaria a quella del mondo produttivo di beni
e servizi. Una strategia che porterebbe dritto alla crescita mondiale
duratura. E per battere la speculazione serviranno strumenti molto
più efficaci che buone intenzioni e convergenza di intenti intorno a
un tavolo.
Claudio C. Gandolfo
Business Community
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19/7/97
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