Editoriale
Più Europa e meno Stato. Ma quale Europa?
Secondo quanto annunciato dal presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, al
termine della riunione dei ministri delle Finanze dell’Unione Europea, il Meccanismo di
stabilità europeo avrà una dotazione complessiva di 700 miliardi di euro. Di questi, “80
miliardi saranno sotto forma di capitale fornito dai Paesi membri dell’Eurozona, di cui 40
miliardi saranno messi nel luglio del 2013 e gli altri 40 nei tre anni successivi”. Per contro,
Claude Trichet afferma che “la Bce non è favorevole agli eurobond o a euro obbligazioni
garantite dai Governi su base congiunta e nelle attuali circostanze”. Per Trichet, quindi, gli
eurobond non sono auspicabili “nell’attuale quadro istituzionale e finché non saranno fatti
grandi passi in avanti dal punto di vista della governance collegiale e della sorveglianza
delle politiche di bilancio”. Ovvero, se non si avranno strumenti realmente efficaci di
controllo della spesa pubblica dei singoli Stati, sarà difficile arrivare a una soluzione. E qui
occorre ragionare. Se da un lato si istituisce un fondo salva-stati, dall’altro si richiedono
maggiori meccanismi di controllo, perchè i Paesi maggiormente a rischio sono anche
quelli con una politica economica e finanziaria più opaca. Per questi ultimi, il problema
della solvibilità, e quindi di rischio default, si sta presentando con frequenza allarmante,
che ha portato a un progressivo abbassamento del rating. Ma gli interventi strutturali
su base nazionale non sono affatto facili da adottare, specialmente in anni elettorali, e
ancora meno facili da imporre. Soprattutto se nascono con l’allure di essere a vantaggio
di qualcun altro, o un mero esercizio stilistico. Non vorremmo assistere a situazioni in
cui il chirurgo afferma che “l’operazione è perfettamente riuscita,
ma il paziente è deceduto”. È quindi chiaro che la sopravvivenza
della stessa Europa e relativa moneta unica, passa dalla credibilità
delle soluzioni che verranno adottate a Bruxelles, che ultimamente
danno l’impressione di essere eterodirette e di fare gli interessi dei
soliti Paesi. Non è questa l’Europa che vogliamo.
Claudio C. Gandolfo
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