di una professione allo
scopo di trarne meri benefici
economici, ma sempre più
spesso determina in modo
importante il benessere
psicofisico della persona in
termini di autostima e senso
di realizzazione – dichiara
Stefano Giorgetti, Direttore
Generale di Kelly Services
-. È dunque naturale che
questi aspetti rappresentino
una leva di importanza
crescente per il lavoratore,
soprattutto in una società,
come quella attuale, in cui
anche come conseguenza
dell’allungamento
dell’aspettativa di vita
il concetto di salute è
sempre più un obiettivo da
raggiungere e migliorare
più che uno stato da
preservare”. L’indagine
realizzata da Kelly Services
accende i riflettori anche su
un altro interessante trend
emergente: l’influenza che
il concetto di benessere
esercita nel determinare
l’utilizzo di nuove leve
di incentivo. Il 91% del
campione considera
infatti importante avere a
disposizione benefit che
abbiano ripercussioni sulla
salute e il 74% si spinge
addirittura ad attribuire al
proprio datore di lavoro
precise responsabilità
in termini di benessere
psicofisico dei dipendenti.
Un dato però che viene
parzialmente smentito
quando al campione si
chiede se sia opportuno
introdurre incentivi che
incoraggino a correggere
cattive abitudini di vita (per
esempio fumo, obesità,
sedentarietà), con il 41%
del campione che si dichiara
contrario a ingerenze dirette
da parte del datore di lavoro
per correggere i piccoli vizi
di cui si è schiavi.
         
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