prevalesse la tendenza
verso un prezzo “più forte
più a lungo”. Dopo il DGG,
il World Gold Council
ha riferito che la Banca
Centrale Europea ha
venduto solo 6,2 tonnellate
d’oro nel primo anno del
terzo Central Bank Gold
Agreement (CBGA III), la
quantità più bassa in 11
anni, chiara indicazione del
fatto che le banche centrali
si sono trasformate in net
buyer. Nell’ultimo report
della CFTC (datato 11
ottobre), gli operatori non
commerciali hanno portato
la loro posizione netta a
10 mesi, in quanto i prezzi
continuavano a toccare le
punte massime nominali,
mentre la posizione netta
dell’argento ha sofferto di
ciò che appare essere una
temporanea inversione di
tendenza rispetto ai suoi
recenti picchi. Va notato
tuttavia che il perdurare
della debolezza del dollaro,
gli acquisti d’oro da parte
delle banche centrali
(soprattutto di quelle dei
Paesi emergenti), gli
investimenti del settore
privato e il de-hedging
da parte dei produttori
(Anglogold è stata l’ultima
a effettuarlo, raccogliendo
1,6 miliardi di dollari per
poi liquidare il suo hedge
book) incoraggeranno gli
speculatori ad accumulare
posizioni nette, contribuendo
così a mantenere alto il
prezzo. Sembra anche
che rame non sia più una
parolaccia per i produttori
d’oro. Molti partecipanti
hanno infatti sostenuto di
possedere rame, oltre ad
altre materie prime, in vari
depositi. Date le attuali
quotazioni di circa USD
3,80/libbra e il trend al
rialzo previsto sul mercato, i
prezzi potrebbero aggirarsi
in media intorno a USD 5/
lb o più nei prossimi anni,
pertanto non sorprende
che il rame stia diventando
un’importante componente
del cash flow delle società di
estrazione dell’oro”.
Fusioni e acquisizioni –
in attesa della prossima
ondata
Data la recente stabilità del
prezzo dell’oro, si è discusso
molto anche delle potenziali
attività di M&A del settore.
Le recenti operazioni, quali
l’acquisizione di Redback
Mining da parte di Kinross
per 7,1 miliardi di dollari,
l’acquisto di Lihir da parte di
Newcrest Mining e l’offerta