utile, ma pare prematuro
posizionarcisi oggi visti
gli scarsi segnali inflattivi
provenienti da Usa e Area
Euro”.
In sintesi dunque, il
posizionamento in una fase
di lenta uscita da una delle
principali crisi economiche
e finanziarie dal dopoguerra
dovrebbe portare a preferire
i mercati azionari, con
particolare sovrappeso
sulle aree a maggior
crescita (emergenti) e con
valutazione più basse (Area
Euro). “Il posizionamento di
sovrappeso sulle azioni però
potrà non essere il classico
“buy and hold” – precisa
Fabiani -, ma sarà da
valutare ed eventualmente
riconfermare seguendo
l’evoluzione di tre elementi
chiave che determineranno
l’andamento dei mercati
azionari nel 2011: prima
di tutto, l’efficacia delle
politiche espansive praticate
dalla Fed negli Usa nel far
ripartire in modo deciso
l’economia americana,
soprattutto nei dati chiave
che riguardano il mercato
del lavoro e l’immobiliare.
Poi, la capacità di gestione
equilibrata all’interno
dell’Area Euro delle
situazioni critiche di debito
sovrano dei cosiddetti
stati periferici (occorrerà
proseguire nelle politiche
di contenimento del deficit
ma senza impattare sul
debole movimento di
crescita economica in atto).
Infine, il proseguimento
della crescita dei mercati
interni dei Paesi emergenti,
asiatici in particolare, che
stanno funzionando da
motrice per tutto il resto del
mondo, che poggia buona
parte della sua crescita
sulle esportazioni verso
questi Paesi. Sul mercato
obbligazionario occorrerà
posizionarsi in modo
prudente con una duration
corta, da allungare nei
periodi di maggior euforia
dei mercati azionari come
protezione e andando a
cercare anche rendimenti da
rivalutazione valutaria delle
aree a maggior crescita nei
confronti dell’euro. Sulla
componente corporate
occorrerà essere sempre
più selettivi, consapevoli
che spesso il rendimento
ottenuto non sarà
completamente coerente
con il rischio corso”.