Il libro del mese:
realizzare siti web per la PA
Le norme e le tecnologie per realizzare siti web per
le pubbiche amministrazioni, centrali e locali
Era il lontano 1990
quando s’iniziò a parlare
di trasparenza, del
diritto di accesso da
parte dei cittadini agli
atti amministrativi. Era
lo scorso millennio, e in
quegli anni al CERN di
Ginevra Tim Berners-Lee
stava rilasciando assieme
a un collega il primo Web
browser, nonché ciò
che oggi comunemente
chiamiamo “Web””. Con
l’evoluzione della rete sono
evolute anche le forme
di comunicazione: i primi
a interessarsi d’internet
furono aziende (le più
illuminate) e università, e
pian piano si comprese
la necessità di portare
anche le PA in rete. Con il
boom della “new economy”
e con la necessità del
sito Web per “apparire”,
le amministrazioni e le
società da esse controllate
si sono dotate di siti Web
istituzionali e tematici,
migliaia di siti con i
nomi e le estensioni più
fantasiose, con difficoltà
di identificazione di
informazioni utili, con la
finalità del cosiddetto
“sito vetrina”. Oggi i siti
della PA censiti sono
oltre quarantamila, ma
il censimento considera
esclusivamente i domini
.it registrati a nome di enti
pubblici: se aggiungiamo
i siti tematici .com, .net,
.org, .eu, .to, ecc. è molto
probabile che la cifra
raddoppi.
È per tale motivo che,
tramite la direttiva 8/2009, il
Ministro Brunetta
ha voluto dare
un impulso alla
razionalizzazione
dei siti Web
delle PA con
l’emanazione di linee
guida per la valutazione,
l’ottimizzazione e la
razionalizzazione dei
contenuti dei siti Web
delle PA. All’interno delle
linee guida si richiamano
normative che - nel corso
dell’ultimo decennio
- hanno contribuito a
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