di massima il mercato
azionario giapponese, è
scambiato ad appena 1,00
volte il book value – offrendo
uno scenario estremamente
interessante rispetto al
passato.
Le azioni giapponesi
risultano molto convenienti
anche se vengono
paragonate agli altri
principali indici di mercato,
compresi MSCI Europe
(1,60 volte), FTSE 100
(1,94 volte) e S&P 500 (2,16
volte) secondo Bloomberg al
13-10-2010.
Secondo Cashman, sono
diversi i fattori sottovalutati
dagli investitori:
“da oltre 10
anni le aziende
giapponesi
hanno intrapreso
un processo di
ristrutturazione e
di ricostruzione
dei propri bilanci.
Il risultato è
che abbiamo
ora numerose
società in buona
salute e ricche
di cash flow tra
cui scegliere,
molte delle quali
mostrano anche
livelli crescenti
di payout e un
migliore return
on equity.
Insieme alle
convenienti quotazioni
in offerta, ci sembra
che il Giappone offra
un’importante opportunità
per gli investitori che
sapranno essere pazienti”.
Un ulteriore elemento che
gli investitori dovrebbero
tenere in considerazione è
la velocità con cui il mondo
corporate giapponese ha
reagito alla recente crisi
finanziaria. Molte società
hanno dimostrato uno sforzo
tempestivo e concertato
per gestire i propri costi,
migliorando i margini dal
2008 nonostante i livelli di
vendita siano stati molto
inferiori.
Gli esportatori giapponesi
hanno anche migliorato la
propria capacità di adattarsi
alle oscillazioni dello yen,
tramite una maggiore
flessibilità di produzione,
procurement e pricing. Le
aziende hanno spostato
una maggiore quota della
produzione all’estero,
riducendo l’impatto dello yen
sulle esportazioni. Infine,
il Giappone è esposto alla
crescita asiatica grazie a un
aumento delle esportazioni
verso l’Asia a discapito
degli Stati Uniti. Alla fine
del 2009 le esportazioni
giapponesi verso l’Asia
rappresentavano oltre il
54% del totale, contro al
16% verso gli Stati Uniti.
“Questo elemento positivo
non è stato ancora prezzato
nelle quotazioni azionarie”,
conclude Cashman.