per l’emittente l’esercizio
dell’opzione call, per i titoli
che la prevedono.
“L’investimento in titoli
subordinati con opzione post
2013 – continua Cerminara
- potrebbe essere una
scelta per chi, caratterizzato
da un’alta propensione al
rischio, voglia puntare sulla
piena implementazione
di Basilea3 e sul ritiro
anticipato di titoli Tier1 e
Tier2 alla pari, tenendo
presente in ogni caso
che la loro natura li rende
particolarmente volatili e
soggetti ai trend azionari.
Inoltre, con il concetto
di Bail-In, il regolatore
vorrebbe internalizzare il
costo di eventuali nuovi
dissesti del settore, per
porre fine a quella sorta
di socializzazione delle
perdite, venutasi di fatto a
creare nella precedente crisi
con l’ingresso dei Governi,
tramite garanzie formali o
fondi pubblici, nel capitale
bancario”. Alle istituzioni
finanziarie si vorrebbe in
pratica applicare le regole di
ristrutturazione delle società
corporate, riducendo i
privilegi degli obbligazionisti
nel caso in cui la situazione
economica minasse la
continuità aziendale. “Si
può constatare come,
qualora venissero
implementate, le regole
di Bail-In costituirebbero
un cambiamento epocale
nella percezione del
rischio bancario da parte
dei detentori di bond.
Se da un lato la nuova
regolamentazione mira
a creare istituiti finanziari
meglio capitalizzati e con
un miglior profilo di liquidità,
riducendo vicino allo zero
la possibilità di default,
dall’altro subordina sempre
più il premio per il rischio
richiesto dagli obbligazionisti
alla probabilità di
nuove sofferenze e alla
quantificazione delle perdite
a esse associabili”, conclude
Cerminara.
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