Su base annua, la spinta proviene soprattutto da beni intermedi e strumentali, con un orientamento geografico verso Svizzera e Stati Uniti.
Nel periodo gennaio‑agosto 2026, la crescita tendenziale dell’export verso l’estero non‑UE è del +5,8 % (circa +5,2 % se si escludono le esportazioni energetiche). L’import, invece, registra +6,4 %, creando un divario rispetto al commercio in uscita. L’avanzo commerciale con i Paesi extra UE è di 33,2 miliardi di euro, leggermente superiore ai 32,4 miliardi dell’anno precedente.
Per il solo mese di agosto, l’Istat indica una riduzione congiunturale dell’export del -2,1 % mentre le importazioni rimangono quasi stabili, con -0,1 %. La flessione è dovuta a una diminuzione dei beni strumentali (-7,0 %) e dei consumi durevoli (-8,6 %) e non durevoli (-6,2 %). Al contempo, le esportazioni di energia salgono del 37,5 % e i beni intermedi del 4,8 %. Dal lato dell’importazioni energetiche, la contrazione è trainata da una forte riduzione dei beni di consumo non durevoli (-20,8 %).
Nel trimestre giugno‑agosto 2026, rispetto al trimestre precedente, l’export perde lo 0,2 % a causa di un calo nei beni di consumo non durevoli (-2,1 %), nei beni strumentali (-1,0 %) e negli intermedi (-0,4 %). Le esportazioni di energia, però, registrano un balzo del 17,8 % e i beni durevoli +4,6 %. Nello stesso lasso di tempo, le importazioni crescono dell’1,5 %, sostenute da un aumento dei beni strumentali e intermedi (+4,0 % ciascuno) e dell’energia (+1,1 %).
Su base annua, l’export di agosto segna un +16,1 % rispetto allo stesso mese del 2025, rispetto al +6,6 % di luglio. La crescita è trainata da energia (+70,4 %), beni intermedi (+22,1 %), beni strumentali (+12,4 %) e consumi non durevoli (+10,3 %). L’unica categoria in calo è rappresentata dai beni di consumo durevoli, con -2,6 %. L’avanzo commerciale si attesta a +2.000 milioni di euro, rispetto ai +1.878 milioni di agosto 2025. Il deficit energetico è di -4.808 milioni, più marcato rispetto all’anno precedente (-3.571 milioni).
Le esportazioni verso la maggior parte dei partner extra UE crescono rispetto all’anno scorso, con eccezione del Regno Unito (-2,1 %). I maggiori incrementi si registrano verso Svizzera (+57,0 %), Cina (+32,3 %) e Stati Uniti (+31,1 %).
Le importazioni dall’India mostrano un balzo del 116,5 %, seguite da OPEC (+54,6 %), MERCOSUR (+39,2 %) e Cina (+16,0 %). Al contrario, le importazioni dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dai paesi ASEAN subiscono contrazioni rispettivamente del -13,1 %, -11,1 %, -9,0 % e -5,7 %.
Un’osservazione ironica: se i numeri fossero un concerto, l’energia suonerebbe la chitarra solista mentre i beni intermedi farebbero il sottofondo, e noi rimarremmo a chiedere quando arriverà il bis dei consumi durevoli.
Articolo redatto da Roberto Marini, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
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Articolo del 28/09/2026

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