L’incidenza di questa dinamica si sente già a livello globale: i costi di finanziamento salgono, le valutazioni azionarie rischiano di perdere quota e gli investitori cercano compensi più alti per il rischio di credito.
Nel frattempo, a Washington Xi Jinping ha incontrato Donald Trump. Dietro il copione diplomatico, non sono emersi progressi su temi critici come l’AI, il commercio, Taiwan o il conflitto iraniano.
L’indice MSCI Asia‑Pacific ex Giappone è rimasto stabile, mentre la maggior parte dei mercati regionali – Cina continentale, Taiwan e Corea del Sud – è chiusa per festività. Il Nikkei ha registrato una crescita dell’1 %, le azioni minerarie australiane sono scese dello 0,6 % e l’Hang Seng ha perso l’1 %.
Rendimenti dei bond e pressione sui mercati
Il rendimento del Treasury decennale ha guadagnato un punto base, arrivando al 5,1915 %. Dopo due giorni di rialzo di 20 punti base, il picco si è fermato a 5,2251 %, il livello più alto da venti anni.
Il titolo a 30 anni ha raggiunto il 5,4805 %, il valore più vicino al massimo del 2004. Questi numeri hanno spinto i mutui americani verso il 7 %, creando tensioni nel settore immobiliare.
Anche in Asia i rendimenti dei titoli sovrani hanno subito pressioni: il JGB decennale ha toccato il 3,115 %, il livello più alto dal 1996, e quello australiano ha superato il 5,408 %.
"I mercati obbligazionari mondiali stanno urlando: ignorarli potrebbe costare molto caro", avverte Nigel Green, amministratore delegato di deVere Group. "Quando i tassi privi di rischio superano il 5 % nella più grande economia del pianeta, ogni asset deve giustificare il proprio prezzo: azioni, immobili, credito privato, debito emergente — niente è immune."
Il dollaro ha chiuso la settimana con un guadagno dell’1 % contro le principali valute, attestandosi a 101,25. La speranza di una tregua tra USA e Iran alimenta ancora la fiducia degli investitori, con entrambe le delegazioni che esplorano una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, il Brent ha retrocesso dell’0,8 % a $105,75 dopo il picco provocato da un attacco missilistico degli Houthi sull’Arabia Saudita, che ha riportato in primo piano i rischi di fornitura.
Un’osservazione ironica? Sembra quasi che anche le valute stiano facendo jogging per tenere il passo con l’impennata dei rendimenti.
Articolo redatto da Giampaolo Achilli, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
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Economia
Articolo del 25/09/2026

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