Le difficoltà si ripartiscono su più fronti. Il 38% non sa da dove cominciare, lo stesso 38% sente di non avere accesso alle persone giuste, mentre il 36%
- non si sente sicuro nel fare il primo approccio. Questa incertezza porta molti a “scrollare” contenuti professionali senza interagire: il 56% degli intervistati lo fa regolarmente, una percentuale che sale al 68% tra i più giovani della Gen Z, rispetto al 59% dei Millennials, al 52% della Gen X e al 41% dei Baby Boomer.
Il risultato è un divario netto: da un lato, la consapevolezza del valore del networking su LinkedIn; dall’altro, la mancanza di strumenti pratici e la timidezza nel contattare nuovi interlocutori.
Il paradosso della Gen Z
La Gen Z è la generazione più convinta dell’utilità del network: il 93% lo considera fondamentale, contro l’86% dei Millennials, il 79% della Gen X e il 68% dei Baby Boomer. Eppure, è anche la più insicura: il 55% non sa come trasformare i contatti in relazioni significative e il 51% non sa da dove iniziare.
Questo “confidence gap” è alimentato da paure specifiche: 39% teme di apparire poco autentico, 36% di disturbare, 28% di essere giudicato e 27% di essere visto come opportunista.
Solo il 28% dei professionisti ha ricevuto indicazioni chiare su come costruire relazioni professionali. Nonostante ciò, la Gen Z sta accelerando la creazione di nuovi contatti: negli ultimi sei anni il ritmo è cresciuto del 17%, mentre per i Millennials è calato del 18% e per la Gen X del 27% nello stesso periodo. Quando una segnalazione interna avviene, la probabilità di assunzione supera le 5,5 volte rispetto a una candidatura tradizionale.
Cosa significa davvero fare networking
Per la maggior parte dei rispondenti, il networking comprende conversazioni in gruppi professionali (74%) e partecipazione a eventi o webinar (74%). Il 70% aggiunge che mantenere vivi i rapporti è parte integrante dell’attività. Tuttavia, la Gen X (76%) e i Millennials (73%) sono più propensi a considerare il mantenimento dei contatti come networking, rispetto al 59% della Gen Z.
Il beneficio più citato è l’apprendimento: il 41% degli italiani afferma di aver approfondito un argomento grazie a queste interazioni.
Eppure, solo il 26% dedica regolarmente tempo a curare le proprie connessioni.
"Nel mondo del lavoro di oggi, in cui competenze, percorsi professionali e anche le tecnologie come l'AI evolvono tanto rapidamente, le ‘human skill’ stanno acquisendo sempre più centralità proprio perché relazioni e connessioni sono una risorsa fondamentale per accedere a nuove opportunità," commenta Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia.
"Costruire un network non significa semplicemente conoscere più persone o attivare i propri contatti quando si cerca un nuovo lavoro. Significa creare relazioni autentiche nel tempo, attraverso conversazioni, scambio e reciprocità. È questa continuità che può trasformare una connessione in un’opportunità professionale o economica che trasforma il nostro percorso."
5 consigli pratici per costruire relazioni professionali autentiche
- Partire da interessi o esperienze comuni, come l’università o un settore specifico;
- Seguire il potenziale contatto prima di inviare la richiesta di collegamento, così da capire meglio i suoi contenuti;
- Iniziare con una piccola interazione: un commento o una domanda può bastare per rompere il ghiaccio;
- Coltivare le relazioni prima di averne bisogno, perché il networking non è un’attività solo da “caccia al lavoro”;
- Ricordare che le persone sono spesso più disponibili di quanto si creda: chiedere un consiglio è un ottimo modo per avviare un dialogo.
E se il risultato finale sembra più difficile da ottenere rispetto a trovare una chiave inglese smarrita, è proprio perché il valore di una rete solida è difficile da misurare, ma inestimabile quando arriva il momento giusto.
Articolo redatto da Marcello Esposito, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
Business
Articolo del 23/09/2026

Le nostre newsletter