Il PMI eurozona flash composito di produzione, depurato dalle stagionalità, è passato da 52,0 ad 53,1, confermando il terzo mese consecutivo di crescita. Questo segnale posiziona la zona euro tra le economie più dinamiche degli ultimi tre anni e mezzo.
Il manifatturiero ha toccato il record di crescita più alto in 55 mesi, mentre il settore dei servizi ha registrato il miglior risultato in 10 mesi. In Germania la produzione è aumentata per il terzo mese di fila, con un ritmo quasi pari al massimo degli ultimi dodici mesi. La Francia, invece, ha visto una ripresa dopo dieci mesi di stagnazione, e gli altri paesi dell’eurozona hanno mostrato un rialzo più contenuto ma comunque positivo. Gli ordini nuovi hanno seguito la scia dell’attività, segnando a settembre il terzo mese consecutivo di crescita e la più forte espansione dal maggio 2022. Le esportazioni hanno contribuito alla spinta, con un rialzo per il secondo mese consecutivo dopo una lunga fase di calo di 53 mesi.
Il settore manifatturiero ha beneficiato soprattutto di questa dinamica, mentre le commesse terziarie per mercati esteri hanno continuato a diminuire. L’aumento degli ordini ha portato a un accumulo di richieste arretrate, il primo dal giugno 2022.
I livelli occupazionali, però, sono cresciuti solo modestamente per il secondo mese, mantenendosi al medesimo ritmo di agosto. Il terziario ha registrato un lieve aumento dell’occupazione, mentre il manifatturiero è rimasto stabile. In Germania la creazione di posti di lavoro è rimasta la più alta dalla metà del 2023, contrastando il leggero calo osservato in Francia.
Sul fronte delle scorte, gli acquisti delle imprese manifatturiere sono tornati a crescere, seppur con un ritmo contenuto. Le scorte di fattori produttivi, in calo da febbraio 2023, sono rimaste sostanzialmente invariate grazie a questi acquisti. Anche le giacenze di prodotti finiti hanno mostrato stabilità, mentre i tempi di consegna dei fornitori sono rimasti più lunghi, ma con un peggioramento minore rispetto a febbraio. Le pressioni inflazionistiche si sono intensificate a settembre.
I costi di acquisto e i prezzi di vendita hanno registrato il più alto incremento degli ultimi quattro mesi. L’incremento dei prezzi di acquisto è stato più rapido rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, sebbene meno marcato delle impennate di maggio. Sia il manifatturiero sia il terziario hanno mostrato un’accelerazione dell’inflazione dei prezzi eurozona, con Germania, Francia e il resto dell’area che hanno condiviso tassi di crescita simili. Guardando al futuro, l’ottimismo si è attenuato. Nonostante la spinta della produzione e dei nuovi ordini, la fiducia aziendale sui prossimi dodici mesi è scesa ai minimi di tre mesi. Il calo è più evidente in Francia, dove le aziende mostrano segnali di cautela, mentre in Germania la fiducia è rimasta sostanzialmente invariata. Il resto dell’eurozona ha registrato un leggero miglioramento dell’ottimismo, ma il sentiment complessivo resta moderato. La situazione suggerisce che, se da un lato la crescita della produzione eurozona continua a sorprendere, dall’altro l’incertezza sulle prospettive future può frenare gli investimenti.
E, a quanto pare, anche qualche dubbio sulla pronostica di primavera è rimasto in sospeso.
Implicazioni per le imprese
Le aziende che operano nel settore dei beni industriali dovrebbero tenere d’occhio l’evoluzione dei ordini aziendali e delle scorte, perché un improvviso cambiamento nella domanda potrebbe impattare la capacità produttiva. Allo stesso tempo, i fornitori di servizi devono monitorare l’inflazione dei prezzi per adeguare le proprie tariffe senza perdere competitività. Il panorama attuale, quindi, richiede una gestione attenta delle risorse e una strategia flessibile, soprattutto per chi esporta verso mercati extraeuro. Una buona dose di prudenza, unita a una lettura attenta dei dati, può fare la differenza tra una crescita sostenuta e un improvviso stop.
Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence: "Considerato l’aumento dei prezzi dell’energia derivante dal perdurare del conflitto in Medio Oriente, a settembre non sorprende osservare una nuova intensificazione delle pressioni inflazionistiche.
Risulta pertanto ancor più incoraggiante rilevare la resilienza mostrata dalla crescita economica, la cui accelerazione, evidenziata dall’indagine flash PMI, indica un aumento del PIL a un tasso trimestrale dello 0,4%, con un aumento degli ordini in entrata che a settembre ha indicato una spinta ulteriore sia nel comparto manifatturiero sia nei servizi, suggerendo il mantenimento dello slancio anche all’inizio del quarto trimestre. Il settore manifatturiero, trainato dalla Germania, sta registrando la migliore fase di crescita degli ultimi quattro anni, sostenuto dall’incremento degli investimenti sull’IA e la difesa; anche il settore dei servizi mostra segnali di ripresa, indicando un miglioramento generalizzato del quadro di crescita economica. Il ritmo di creazione di nuovi posti di lavoro rimane contenuto, poiché la fiducia delle imprese continua a essere frenata dalla cautela imposta dalle tensioni geopolitiche, in particolare dall’impatto persistente sui prezzi dell’energia e sul costo della vita. Tuttavia, a settembre, l’occupazione è tornata a crescere, segnando il secondo aumento mensile consecutivo, a suggerire che un numero crescente di aziende sta tornando ad assumere.
Malgrado gli ostacoli derivanti dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento dei prezzi, la resilienza della crescita economica potrebbe rafforzare la propensione della BCE ad incrementare ulteriormente i tassi d’interesse entro la fine dell’anno, rafforzando l’ipotesi di un prossimo rialzo già nel mese di ottobre
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Articolo redatto da James Williams, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
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Articolo del 23/09/2026

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