
23/07/2025
Il 2025 si preannunciava un anno di svolta per le fusioni e acquisizioni globali, un periodo in cui la chiarezza politica e la stabilizzazione dei tassi d'interesse avrebbero dovuto riaccendere il mercato. L'ottimismo iniziale, purtroppo, non ha resistito alla prova dei fatti. Già a gennaio, l'M&A Sentiment Index di BCG, l'indicatore che misura la propensione degli operatori a intraprendere nuove operazioni, aveva suggerito maggiore cautela. Allora, l'indice di fiducia si attestava a 73 punti, riflettendo un clima di incertezza diffuso. Con il passare dei mesi, quella visione si è rivelata lungimirante. Le recenti rilevazioni di metà anno, contenute nell'analisi “Mid-2025 M&A Insights: Looking for Signs of a Second-Half Rebound” sempre di BCG, mostrano un settore con una crescita inferiore alle medie storiche.
Il valore globale delle operazioni si è fermato a 1.100 miliardi di dollari, segnando un calo del 2% rispetto al semestre precedente. Anche il sentiment, pur recuperando parzialmente dai minimi di inizio anno, si mantiene al di sotto della media di lungo periodo, fissata a 100. Dopo aver toccato un minimo storico ad aprile, la fiducia ha registrato una lieve ripresa a maggio, per poi tornare a calare nuovamente a giugno, attestandosi a 63 punti, il 37% al di sotto della media storica. Questo evidenzia un atteggiamento più cauto da parte delle imprese. Piuttosto che un rallentamento generalizzato, stiamo osservando un cambiamento nell'approccio delle imprese: le operazioni si concentrano ora in ambiti e settori caratterizzati da condizioni operative più stabili, con fondamentali industriali robusti e maggiore chiarezza strategica. Tale tendenza risulta particolarmente evidente nel Nord America. Ciononostante, l'Europa si muove in controtendenza, avendo raggiunto a giugno un punteggio di 85, superando per la prima volta in due anni il Nord America. Questa dinamica positiva si riflette anche in Italia: dopo una fase più contenuta, il valore delle operazioni è cresciuto in modo significativo, trainato prevalentemente da accordi strategici, specialmente nel settore finanziario.
Come spiega Enrico Tanduo, Managing Director e Partner di BCG: «Più che a un rallentamento generalizzato, stiamo assistendo a un cambiamento di approccio, con operazioni concentrate in ambiti e settori caratterizzati da condizioni operative più stabili, fondamentali industriali più solide e maggiore visibilità strategica. Questo è particolarmente vero in Nord America. In questo contesto, l’Europa si muove in controtendenza. A giugno ha raggiunto un punteggio di 85, superando per la prima volta in due anni il Nord America. Questo trend positivo si registra anche in Italia: dopo una fase più contenuta, il valore delle operazioni è cresciuto in modo significativo, trainato prevalentemente da deal strutturati e strategici, in particolare nel settore finanziario».
L'attività globale di M&A, sebbene non abbia mostrato il forte rimbalzo atteso, si è mantenuta relativamente solida nella prima metà del 2025. Nel dettaglio, il settore industriale ha segnato un'espansione notevole, crescendo del 62%.
Anche l'energia, con un balzo del 54%, e la sanità, in aumento del 23%, hanno mostrato una vitalità significativa. Ma non tutti i settori hanno condiviso la stessa sorte: le materie prime e i beni di consumo, per esempio, hanno subito contrazioni importanti, rispettivamente del 49% e del 50%. Al di là della tendenza globale, che suggerisce un settore soggetto a volatilità e incertezza, le dinamiche regionali e settoriali svelano un quadro ben più sfaccettato.
Il Nord America continua a offrire un contesto favorevole alle operazioni di M&A, grazie a una combinazione di deregulation, stabilizzazione dei tassi d'interesse, ampia disponibilità di capitali e fondi di private equity. Questo ha portato il valore delle operazioni negli Stati Uniti a 685 miliardi di dollari, pari al 62% del valore globale. Uno scenario che potrebbe rappresentare un terreno fertile per alcune grandi operazioni strategiche, soprattutto nei settori delle tecnologie avanzate, in particolare l'AI, i semiconduttori e i chip.
In Europa, il valore delle operazioni di M&A ha raggiunto i 201 miliardi di dollari, registrando un calo del 14% rispetto al semestre precedente. Tuttavia, il sentiment è salito a quota 85, superando per la prima volta in due anni quello del Nord America. L'attrattività del continente agli occhi degli investitori, unita a un crescente clima di incertezza oltreoceano, ha sostenuto l'attività transazionale, con una vivacità particolare nei settori finanziario e assicurativo. La regione Asia-Pacifico rimane indietro, totalizzando 155 miliardi di dollari, in calo del 43% rispetto ai sei mesi precedenti. Il sentiment è di appena 19 punti, riflettendo le persistenti incertezze economico-politiche, accentuate dalle recenti decisioni commerciali degli USA. Nondimeno, non tutto è perduto: dalla Cina potrebbero arrivare significativi stimoli fiscali a supporto del mercato locale, come dimostra il caso del Giappone, dove le riforme legate alla governance aziendale e la crescente pressione da parte degli investitori stanno incentivando nuove operazioni.
Il Medio Oriente e l'Africa mostrano segnali di ripresa, trainati da investitori mediorientali e sponsor finanziari che proseguono nelle loro strategie di crescita e diversificazione attraverso operazioni internazionali. Anche in Africa, in particolare in Sudafrica e nel comparto delle materie prime, emergono i primi segnali di ripresa, sostenuti dalla domanda globale di terre rare e risorse strategiche.
A livello settoriale emergono due gruppi distinti. I comparti come quello dei beni di consumo e l'industria mostrano un sentiment più cauto, con punteggi intorno a 50, frenati dal calo della spesa dei consumatori e degli investimenti aziendali. Altri settori, come l'energia e le utilities, con un punteggio di 74, e la sanità, con 63, mostrano risultati più vicini alla media globale. Per quanto riguarda l'attività delle IPO, partita bene a inizio 2025, ha subito un rallentamento nella seconda parte del semestre a causa della volatilità, ma condizioni di mercato più tranquille potrebbero rapidamente riattivare nuove quotazioni.
Il numero dei megadeal, ovvero le operazioni oltre i 10 miliardi di dollari, è rimasto stabile e si attesta a 24. Le grandi operazioni, quelle che superano i 500 milioni di dollari, sono scese al di sotto della media storica di 60-80 al mese, riflettendo la prudenza degli operatori.
Per affrontare questo contesto di incertezza, alcune strategie possono aiutare le aziende a creare valore. A fare la differenza sono le operazioni ambiziose, purché ben ancorate alla strategia industriale, capaci di generare sinergie concrete in termini di costi, ricavi o competenze. Parallelamente, assumono un ruolo centrale strutture più flessibili, come: acquisizioni progressive; joint venture; accordi con earn-out; Queste permettono di adattare tempi e modalità di integrazione, riducendo l'esposizione al rischio. Cresce, inoltre, l'interesse verso asset solidi ma temporaneamente penalizzati dalla volatilità, così come l'attenzione alle dinamiche regolatorie, in particolare nelle operazioni transfrontaliere o in comparti sensibili. In questo scenario, agilità e capacità di adattamento diventano fattori decisivi, soprattutto per chi saprà integrare in modo efficace digitalizzazione, AI e sostenibilità nei propri percorsi di crescita.
Articolo del 23/07/2025

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