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18/05/2026

ING sfida il mercato bancario italiano: ecco come cambierà la gestione del patrimonio nel 2026

ING sfida il mercato bancario italiano: ecco come cambierà la gestione del patrimonio nel 2026

La banca olandese che ha trasformato il risparmio degli italiani con il celebre colore arancione si prepara a una nuova metamorfosi. Dopo venticinque anni di presenza nel nostro Paese, ING accelera la sua espansione annunciando l'ingresso ufficiale nel segmento Private Banking. L'operatività della nuova divisione è prevista per il terzo trimestre del 2026, un passo che consolida il ruolo dell'istituto come banca universale capace di dialogare con ogni tipo di clientela. Se pensiamo che tutto è iniziato con un semplice conto deposito digitale, la strada percorsa appare quasi incredibile, anche se probabilmente molti di noi conservano ancora quel vecchio gadget arancione in un cassetto che non si apre più.


L'avventura italiana è iniziata nel 1979 attraverso i servizi di Wholesale Banking per le grandi aziende, ma la vera rivoluzione è scoppiata nel 2001. In quell'anno ING è stata la pioniera del digital banking per imprese e privati, lanciando Conto Arancio e scardinando le abitudini di un settore all'epoca ancora molto tradizionale. Da allora, la banca ha distribuito ai risparmiatori interessi per oltre 3,8 miliardi di euro, basandosi su dati certificati a partire dal 2007. Il percorso di crescita è proseguito nel 2004 con il debutto di Mutuo Arancio: si è trattato del primo finanziamento per la casa sottoscrivibile interamente a distanza. I numeri confermano la solidità di questa scelta strategica nel mercato bancario italiano:
- oltre 328.000 italiani hanno acquistato un immobile grazie a questo servizio;
- il totale erogato ha superato i 30 miliardi di euro;
- circa 180.000 clienti hanno utilizzato Prestito Arancio;
- i finanziamenti personali hanno raggiunto un valore complessivo di 1,9 miliardi di euro;
- la rete attuale conta su 650 professionisti tra consulenti finanziari e agenti.




La digitalizzazione non è più un'opzione ma una realtà consolidata che coinvolge il 55% della popolazione per le operazioni quotidiane. Secondo le analisi prodotte dall'ING People Insights Lab con YouGov, il 30% degli utenti non mette mai piede in una filiale fisica. Solo un marginale 10% continua a preferire lo sportello tradizionale per le proprie necessità finanziarie. Questa tendenza è confermata anche dal Digital Banking Maturity di Deloitte, che sottolinea come l'utilizzo delle App abbia ormai superato i portali web nell'80% degli istituti operanti in Italia. La tecnologia ha portato una maggiore consapevolezza: sei italiani su dieci dichiarano che gli strumenti digitali hanno migliorato sensibilmente il controllo sulle proprie finanze. Monitorare il saldo in tempo reale e gestire i pagamenti con un clic sono diventati standard irrinunciabili per chi cerca efficienza e autonomia decisionale.

"Sono particolarmente fiero di celebrare una ricorrenza che ha portato in questi 25 anni notevoli benefici ai risparmiatori italiani, contribuendo allo sviluppo di un mercato bancario più aperto, maturo e competitivo" ha dichiarato Andrea Diamanti, CEO di ING in Italia.


La banca oggi vanta oltre 1.360.000 clienti e gestisce 18 miliardi di euro in depositi, con una quota di mercato nei mutui che ha toccato il 10,3% nel primo trimestre del 2026. L'evoluzione non riguarda solo i privati ma si estende al Business Banking, servizio lanciato a gennaio 2026 e dedicato a liberi professionisti, startup e partite IVA. Il nuovo capitolo del Private Banking sarà affidato a Matteo Pomoni, che assumerà la carica di Head of Private Banking, Wealth Management & Investments. Questa scelta punta a garantire una continuità strategica per servire al meglio il segmento affluent. ING vuole dimostrare che si può essere una banca solida con 60.000 dipendenti nel mondo e, contemporaneamente, mantenere quella agilità digitale che ha cambiato per sempre il modo in cui guardiamo al nostro estratto conto.

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Articolo del 18/05/2026