Mercati finanziari: venti di guerra e incertezze sulla politica monetaria

Mercati finanziari: venti di guerra e incertezze sulla politica monetaria

18/06/2025

La scena globale dei mercati finanziari resta tesa.

Le piazze europee hanno terminato un’altra giornata all’insegna dell’incertezza, strette tra le persistenti tensioni tra Iran e Israele e le mosse non lineari degli Stati Uniti.

Nel frattempo, Wall Street ha mostrato una direzione più definita verso la fine della mattinata americana.

Le dichiarazioni del presidente Donald Trump hanno alimentato questa spinta.

"Non so se attaccheremo l'Iran, che ora vuole negoziare", ha affermato, aggiungendo che Teheran "ci ha contattato, è molto tardi, ma non è mai troppo tardi".


Queste parole, intrise di ambiguità, sembrano aver favorito gli acquisti a New York.

Questo contesto, tuttavia, non ha placato l'ira del tycoon verso il presidente della Fed, Jerome Powell.

Proprio nel giorno in cui la banca centrale statunitense si preparava a svelare le sue previsioni economiche e le decisioni sui tassi, Trump non ha risparmiato critiche feroci.

"Alla Fed c'è uno stupido", ha tuonato, sostenendo che i tassi dovrebbero essere abbassati di due punti.

Nonostante le attese indicassero una pausa nel costo del denaro, l'intervento presidenziale ha aggiunto un ulteriore strato di complessità al quadro.

A Piazza Affari, in questa cornice complessa, la chiusura è stata quasi in equilibrio, con un rialzo marginale dello 0,08% che ha portato l'indice principale a 39.418 punti base.

I titoli del settore bancario, solitamente un indicatore della salute del listino milanese, hanno mostrato segnali positivi nella seconda metà della seduta, ad eccezione di MPS, che ha registrato un calo dello 0,47%.


Questa situazione si verifica mentre la Procura di Milano continua a esercitare pressione per chiarire le dinamiche del cosiddetto "risiko bancario".

Un tema che Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha definito più un "caos" o un "Far West" che una razionale riorganizzazione.

Gli altri mercati europei hanno evidenziato andamenti contrastanti:

- Francoforte ha ceduto lo 0,5%;
- Amsterdam è scesa dello 0,38%;
- Parigi ha perso lo 0,36%;
- Madrid ha segnato un modesto guadagno dello 0,05%;
- Londra ha chiuso in positivo dello 0,11%.

Sul fronte delle materie prime, il prezzo del petrolio ha mostrato un ribasso.

Questo calo si manifesta dopo i guadagni della vigilia, seguiti all'ipotesi, avanzata per la prima volta da Trump, di un intervento militare diretto.

Il petrolio, spesso considerato un barometro delle tensioni geopolitiche, oggi si muove in negativo, indicando una presa di profitto da parte degli investitori che riflettono sull'effettiva portata e sui tempi di un possibile conflitto.


Le compagnie assicurative, intanto, non restano inerti, e hanno aumentato i prezzi anche del 60% per le rotte chiave che transitano vicino all'Iran.

Oltre alle considerazioni geopolitiche, sui prezzi del greggio pesano anche le aspettative sulla politica monetaria della Fed.

Le proiezioni trimestrali, attese con interesse, sembrano aver spostato le attese da due possibili tagli dei tassi entro la fine dell'anno a una sola riduzione.

I future sul Brent e sul WTI hanno ceduto l'1,35%, portando i prezzi rispettivamente a 75,41 dollari e 72,29 dollari al barile.

Nel mercato dei cambi, il dollaro USA ha mostrato un leggero indebolimento.

L'euro ha scambiato sopra quota 1,151 contro il biglietto verde.

La moneta unica è apparsa in buona forma, pur risentendo delle dichiarazioni di Mario Centeno, membro del Consiglio direttivo della BCE.

A margine di un evento a Milano, Centeno ha espresso forte preoccupazione per la debolezza dell'economia nell'area euro, ritenendola poco compatibile con l'obiettivo di inflazione del 2% a lungo termine.


Anche il franco svizzero ha perso terreno.

Questo movimento precede l'attesa riunione della Banca centrale elvetica, in programma domani, dalla quale potrebbe scaturire una decisione di portare i tassi a zero.

Un'ulteriore pressione sulla corona svedese si è registrata dopo che la Riksbank ha ridotto il tasso di riferimento dal 2,25% al 2%, una mossa che era ampiamente prevista dal mercato.


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Articolo del 18/06/2025


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