Rallentamento o rimbalzo? Cosa aspettarsi dall'andamento economia italiana nel 2026

Rallentamento o rimbalzo? Cosa aspettarsi dall'andamento economia italiana nel 2026

Gli ultimi mesi del 2025 hanno tracciato un quadro economico complesso, con l'Italia che si muove su equilibri delicati, sospesa tra una fiducia crescente delle imprese e segnali di rallentamento produttivo. L'attenuazione delle frizioni commerciali e il previsto taglio dei tassi d'interesse hanno agito da moderatori, contenendo l'incertezza globale, ma l'inizio del 2026 porta con sé nuove instabilità che suggeriscono una frenata nell’attività economica internazionale.

Nel contesto domestico, i dati più recenti diffusi dall’Istat mostrano un'economia che avanza a passo contenuto. Il prodotto interno lordo, il PIL, ha registrato un leggero incremento congiunturale nel terzo trimestre 2025, attestandosi a +0,1%.



Questa revisione, seppur minima rispetto alla stima preliminare di stabilità, evidenzia una crescita debole se paragonata alla media dell’area euro. La variazione acquisita per l'anno in corso si ferma allo 0,5%, un dato che impone cautela.

Nonostante i timidi segnali positivi sul fronte del PIL, la produzione industriale ha accusato una flessione a ottobre, diminuendo dell’1,0% rispetto al mese precedente, dopo un breve recupero. Questo calo non è limitato a un singolo segmento, ma si è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industrie, con l'unica eccezione del comparto energetico. Il trimestre agosto-ottobre ha visto la produzione industriale chiudere in negativo, registrando un -0,9% congiunturale. I beni strumentali, essenziali per gli investimenti fissi lordi società non finanziarie, sono scesi dello 0,9%. Solo i beni intermedi mostrano una tenuta, con un incremento dello 0,2%.

Anche il settore delle costruzioni, tradizionalmente un motore della crescita locale, ha mostrato debolezza. A ottobre, la produzione è calata dello 0,1% su base congiunturale, replicando nel breve periodo l'andamento negativo dell'industria.


Ciononostante, sul fronte più ampio del mercato immobiliare si osserva ancora dinamismo: i prezzi delle abitazioni sono saliti dello 0,6% nel terzo trimestre, trainati sia dalle nuove costruzioni (+2,5%) sia da quelle già esistenti (+0,3%).

La fiducia contro i dati: un paradosso

È interessante notare come il sentimento delle imprese non rifletta pienamente la debolezza dei dati produttivi. L'indice di fiducia delle imprese ha infatti raggiunto a dicembre il livello più alto da marzo 2024. Questo miglioramento è stato trainato soprattutto dai servizi di mercato, che hanno mostrato ottimismo su tutte le componenti.

Al contrario, nei comparti della manifattura e delle costruzioni, il clima di fiducia si è deteriorato. Nel manifatturiero, tutte le componenti hanno mostrato un'evoluzione sfavorevole, un segnale che potrebbe pesare sull'andamento economia italiana 2026. Nelle costruzioni, si è registrato un miglioramento nei giudizi sugli ordini, ma permane l’attesa di una riduzione dell’occupazione aziendale. È un segnale complesso che mostra la disconnessione tra le aspettative degli operatori e i risultati effettivi della produzione.


Il dato sulla fiducia imprese italiane dicembre è un faro per il business, ma va letto con attenzione in base al settore di appartenenza.

Investimenti e commercio estero: la resilienza settoriale

Analizzando gli investimenti fissi lordi società non finanziarie nel terzo trimestre, si è assistito a un aumento congiunturale (+0,7%), che però risulta di entità inferiore rispetto al periodo precedente. Il tasso di investimento è leggermente aumentato, raggiungendo il 22,8%, dopo tre trimestri di sostanziale stazionarietà. Nello stesso intervallo, la quota di profitto ha subito una diminuzione dello 0,9 punti percentuali, in linea con un trend negativo iniziato nella seconda metà del 2023.

Il commercio con l’estero evidenzia una dinamica debole ma positiva, con esportazioni e importazioni che sono cresciute in valore tra agosto e ottobre. L’aumento complessivo nei primi dieci mesi dell'anno è stato del 3,4% per le vendite all'estero e del 3,7% per gli acquisti. Questo trend è spinto da un aumento dei volumi importati (+1,9%) più vivace di quello esportato (+0,6%).


Le dinamiche aggregative nascondono però differenze settoriali molto rilevanti, fondamentali per comprendere le performance delle esportazioni settori manifatturieri Italia. Nei primi dieci mesi dell’anno, l’incremento tendenziale delle esportazioni è stato guidato in modo massiccio da alcuni segmenti:
- farmaceutica: +33,7% - mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli: +12,7% - metalli e prodotti in metallo: +7,5% - prodotti alimentari: +4,7% - prodotti in legno: +0,5%

A questi forti aumenti si è contrapposto un calo marcato per altri comparti manifatturieri, in particolare per gli autoveicoli (-9,7%) e per il coke e i prodotti petroliferi (-12,3%). Similmente, anche le importazioni hanno visto la farmaceutica crescere del 44,6%, a fronte di un calo negli autoveicoli e nell’elettronica.

Inflazione e spesa: la cautela delle famiglie

La spesa delle famiglie per consumi finali è aumentata dello 0,3% nel terzo trimestre, sostenuta da una crescita significativa del reddito disponibile (+2,0%). Questo ha portato a un miglioramento del potere d’acquisto, aumentato dell’1,8%.


La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici si è attestata all'11,4%.

Sul fronte dei prezzi, l'inflazione al consumo rimane notevolmente più contenuta in Italia rispetto alla media dell’area euro. A dicembre, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha segnato un +1,2% tendenziale, nettamente inferiore al +2,0% registrato in media nell’area euro.

L'inflazione media in Italia nel 2025 è stata dell’1,7%, contro il 2,1% registrato nell’area euro. A dicembre si è verificata una ripresa inflazionistica per i beni alimentari (+2,4%), compensata dalla flessione dei beni energetici (-4,5%). Nonostante questi movimenti, l’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili, è rimasta stabile al +1,8%. Le aspettative di inflazione tra i consumatori mostrano cautela, con una quota crescente di persone che si attende una diminuzione dei prezzi nei successivi dodici mesi.

Le vendite al dettaglio a novembre sono aumentate sia in valore sia in volume, con un incremento che riguarda sia i beni alimentari sia quelli non alimentari.


Nel trimestre settembre-novembre, comunque, si è notato un lieve aumento in valore e una lieve diminuzione in volume, a indicare che l'effetto prezzo sta ancora influenzando la percezione dei consumi.


Rallentamento o rimbalzo? Cosa aspettarsi dall'andamento economia italiana nel 2026
Clicca per ingrandire l'immagine



marketing - retail - ecommerce - intelligenza artificiale - AI - IA - digital transformation - pmi - high yield - bitcoin - bond - startup - pagamenti - formazione - internazionalizzazione - hr - m&a - smartworking - security - immobiliare - obbligazioni - commodity - petrolio - brexit - manifatturiero - sport business - sponsor - lavoro - dipendenti - benefit - innovazione - b-corp - supply chain - export - - punto e a capo -