
09/10/2025
Ci sono momenti nel mondo della finanza in cui un attore, dopo essere stato osservato con interesse, decide di prendere in mano il proprio destino. Banco BPM, una delle principali realtà del panorama creditizio italiano, si trova proprio in questo snodo cruciale. Per lungo tempo identificata come un potenziale bersaglio di acquisizione, specialmente dal colosso francese Crédit Agricole, la banca sta ora rovesciando le carte in tavola, lanciandosi in nuove e ambiziose operazioni strategiche che potrebbero ridefinire gli equilibri nel settore bancario italiano.
L'istituto guidato da Giuseppe Castagna sta esplorando due direzioni principali.
Da un lato, persiste la possibilità di una complessa intesa con la filiale italiana del gruppo francese. Nondimeno, si apre un altro fronte, tutto improntato sul territorio nazionale: il dossier Banca di Asti, un'operazione che appare decisamente interessante per la sua coerenza strategica.
Da anni Banco BPM detiene una quota del 9,9% nell'istituto piemontese, una partecipazione che risale addirittura al lontano 2004. Le recenti voci di corridoio, diffuse dal Corriere della Sera, suggeriscono l'obiettivo di superare la soglia di controllo. L'occasione d'oro si presenta attraverso la Fondazione CR Asti. Questa detiene attualmente il 31,8% del capitale di Banca di Asti, una quota stimata intorno ai 174 milioni di euro, che rappresenta l'80% del patrimonio della fondazione stessa. Le normative ACRI-MEF impongono una riduzione di tale partecipazione, e la fondazione ha già conferito a Equita l'incarico di valutarla.
I contatti sarebbero già stati avviati tra la fondazione, la banca e Banco BPM. Quest'ultima avrebbe già presentato una delle tre offerte per la quota in vendita. La mossa di Banco BPM su Banca di Asti appare convincente: le sinergie a livello territoriale e operativo, con presidi che non si sovrappongono, renderebbero l'operazione particolarmente sensata. Tra gli altri azionisti di Banca di Asti troviamo anche la Fondazione CR Biella con il 12,91%, la Fondazione CRT che detiene il 6% ed è legata da un patto parasociale con la CR Asti, e la Fondazione CR Vercelli con il 4,2%. Il restante 35% è distribuito tra numerosi piccoli investitori, in gran parte clienti della stessa banca.
Parallelamente, Banco BPM continua a sondare anche l'altro importante capitolo strategico: l'acquisizione di Crédit Agricole Italia. Come riportato da La Stampa, gli advisor
- coinvolti stanno studiando un modello che possa ricalcare l'operazione imposta dal governo italiano ai cinesi per il controllo di Pirelli.
Questo schema prevede un'acquisizione di tipo industriale, senza un controllo strategico completo, ma con una partecipazione tale da riportare la gestione in mani italiane.
Questa operazione, che riguarderebbe l'ex rete di Cariparma, Carispezia e Credito Valtellinese – ora sotto l'ombrello di Crédit Agricole Italia – potrebbe quindi riequilibrare il panorama finanziario senza alterare i delicati equilibri politici. Dal punto di vista finanziario, l'operazione sarebbe impegnativa: Banco BPM dovrebbe mettere sul piatto 4,2 miliardi di euro per acquisire il 76% di Crédit Agricole Italia. Di questa somma, due miliardi sarebbero già disponibili. La parte restante potrebbe essere reperita attraverso la cessione del 39% della joint venture
- Agos Ducato e mediante azioni proprie. Il percorso di Banco BPM, da bersaglio a protagonista, mostra una chiara volontà di crescita e consolidamento nel difficile, ma dinamico, mercato bancario del nostro Paese.
Articolo del 09/10/2025

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