Accordo Mercosur UE: la svolta dopo 25 anni e il fronte del "no" che divide l'Europa

Accordo Mercosur UE: la svolta dopo 25 anni e il fronte del "no" che divide l'Europa

È ufficiale: l'Accordo Mercosur UE, in gestazione per oltre venticinque anni di trattative complesse, ha finalmente ricevuto il via libera per la firma. Questo storico trattato di libero scambio con i paesi sudamericani come Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay sta ridisegnando le dinamiche commerciali globali. Il percorso verso l'adozione completa, però, è tutt'altro che concluso. Le frizioni interne all'Unione Europea rimangono profonde. La Francia si è schierata in modo netto contro l'intesa. Il presidente Emmanuel Macron ha avvertito la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che il voto francese sarà negativo.



Se l'accordo dovesse comunque passare, la storia non è finita, ha precisato Macron. La mattina seguente, il premier francese Lecornu ha lanciato un appello esplicito, invitando a costruire un'opposizione compatta all'interno dei gruppi parlamentari europei per bloccare il trattato. La posta in gioco è alta. La preoccupazione principale di Parigi, insieme a Paesi come Polonia, Ungheria e Austria, riguarda l'impatto agricoltura europea. Si teme fortemente che l'afflusso di prodotti a basso costo dal Sud America possa provocare un effetto dumping devastante sui produttori locali. Oltre al danno economico, il fronte del "no" solleva dubbi sulle garanzie in materia di sicurezza alimentare per i consumatori europei. Ciononostante, la maggioranza si è ricomposta a favore. L'Italia, che nell'ultimo Consiglio Europeo di dicembre si era posizionata inizialmente nel fronte del "no" chiedendo maggiore riflessione, ha ora cambiato rotta. Roma si è unita ai Paesi favorevoli, che includono pesi massimi come la Germania, i Paesi Bassi e la Spagna, oltre ai Paesi scandinavi.


Questo cambiamento è legato al superamento di un paletto fondamentale posto da Roma: l'abbassamento della soglia del cosiddetto "freno a mano". Fonti interne all'UE indicano che tale soglia è stata ridotta dall'8% iniziale al 5%. Questo meccanismo rappresenta una clausola di salvaguardia importazioni. In pratica, se le importazioni dai Paesi Mercosur relative a specifici prodotti agricoli sensibili superano l'incremento del 5%, l'accordo può essere sospeso temporaneamente. È un dettaglio tecnico fondamentale per le imprese che operano nel settore, destinato a mitigare i rischi più immediati. Nonostante le tensioni politiche che attraversano Bruxelles, la data della firma è stata fissata. Il ministro degli Esteri argentino, Pablo Quirno, ha annunciato che l'accordo commerciale tra l'Unione Europea e Mercosur sarà firmato il 17 gennaio in Paraguay. A suo avviso, questo è un patto storico e il più ambizioso tra i due blocchi, frutto di trent’anni di negoziati complessi. Il ministro ha sottolineato che vinciamo tutti.


Il beneficio per l'Argentina e i suoi partner del Mercosur è chiaro: avranno un accesso preferenziale a un mercato di 450 milioni di persone. Questo blocco economico rappresenta circa il 15% del PIL mondiale. L'UE eliminerà i dazi sul 92% delle loro esportazioni. Verrà concesso un accesso preferenziale a un altro 7,5%. In questo modo, quasi la totalità, il 99%, delle esportazioni agricole del Mercosur ne trarrà un beneficio diretto. Per i Paesi sudamericani si prospettano concretamente maggiori scambi, investimenti e nuovi posti di lavoro. Nel frattempo, gli agricoltori sono tornati sul piede di guerra. In Francia e in Belgio, i trattori stanno protestando contro l'accordo, con blocchi stradali e presidi che paralizzano gli accessi alle capitali. A Bruxelles, cuore politico dell'Unione, l'attenzione è massima. Il prossimo ostacolo cruciale è il passaggio al Parlamento Europeo, dove è atteso il voto della Plenaria. Proprio a Strasburgo, dove dovrebbe avvenire l’ultimo passaggio formale, il 20 gennaio è attesa una massiccia manifestazione di trattori, indetta dal sindacato francese Fnsea.


Anche le organizzazioni agricole in Italia manifestano scetticismo riguardo all'intesa. Promettono di mettere in campo ogni tipo di azione a tutela delle imprese nazionali. L'Europa è spaccata e nuove proteste sono già annunciate.


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