In questo scenario, l’Asia si trova a fronteggiare una strategia di approvvigionamento energetico in Asia più complessa. Il continente, che dipende per l’80 % dal transito attraverso lo Stretto di Hormuz, sta cercando alternative per evitare carenze di carburante. La risposta sembra arrivare dagli USA, oggi il più grande produttore mondiale di petrolio e gas.
Secondo le ultime analisi, una flotta di circa 68 navi cisterna sta solcando l’Atlantico verso le coste americane, più del doppio della media abituale. Le esportazioni di greggio statunitensi potrebbero toccare un record di crescita del 30 % in un solo mese, arrivando a 5 milioni di barili al giorno. Tale offerta è sostenuta da:
- il rilascio di oltre 40 milioni di barili dalle riserve strategiche americane;
- l’aumento delle importazioni di greggio venezuelano;
- l’incremento della produzione di shale, pur senza investimenti a lungo termine;
Gli esperti avvertono che questa spinta è probabilmente temporanea, poiché il settore dello shale non è ancora pronto a mantenere livelli di produzione più alti senza ulteriori capitali.
Sul fronte diplomatico, Pakistan si è imposto come mediatore chiave tra Washington e Teheran. Con i canali diretti interrotti dalla fine di febbraio, Islamabad è diventata il principale messaggero. Il feldmaresciallo Asim Munir, leader de facto del Paese, ha sfruttato i legami con l’ex presidente Donald Trump per facilitare il dialogo. Per il Pakistan, la stabilità è una questione di sopravvivenza economica: dipende fortemente dalle importazioni di energia e un prolungamento del conflitto rischia una crisi dei pagamenti simile a quella del 2023. Inoltre, Islamabad teme di essere trascinata in un conflitto regionale contro un Iran popolarmente sostenuto dalla sua popolazione.
Le ripercussioni della crisi hanno raggiunto anche i vertici della Federal Reserve. I verbali dell’ultima riunione di marzo mostrano un acceso dibattito interno sulla politica monetaria. Da una parte, la guerra prolungata potrebbe indebolire il mercato del lavoro americano, suggerendo una possibile riduzione dei tassi.
Dall’altra, l’aumento dei prezzi dell’energia rischia di spingere l’inflazione verso l’alto, rendendo necessari nuovi rialzi dei tassi.
Mentre l’attenzione globale rimane sul Mercato petrolifero globale, nel Regno Unito si accende una polemica sulla gestione dei dati sanitari. Il NHS intende rafforzare la collaborazione con la società tecnologica americana Palantir, puntando a centralizzare i dati dei pazienti per migliorare l’efficienza ospedaliera e ridurre i tempi di attesa. Le critiche, però, rimangono vive per il coinvolgimento di Palantir in ambiti militari e nella gestione dell’immigrazione negli USA.
"La digitalizzazione dei dati sanitari è fondamentale per la competitività del nostro sistema," ha dichiarato un responsabile del NHS, senza approfondire le preoccupazioni etiche sollevate dal pubblico.
Economia

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Articolo del 09/04/2026