Il 2025 si è concluso con un incremento del volume d'affari del 2,3% rispetto all'anno precedente. Guardando al confronto annuale specifico di dicembre, l'indice delle vendite corretto per gli effetti di calendario mostra un segno positivo: +1,3% per i paesi che adottano l'euro e +1,7% per l'intera UE. La dinamica dei consumi sembra quindi seguire un percorso a due velocità, dove la vitalità di lungo periodo deve fare i conti con bruschi rallentamenti congiunturali.
Analizzando i diversi comparti merceologici nell'area dell'euro, emergono tendenze contrastanti:
- alimentari, bevande e tabacco hanno registrato un lieve aumento dello 0,1%;
- i prodotti non alimentari, escluso il carburante, sono crollati dell'1,2%;
- il settore dei carburanti per autotrazione è rimasto stabile presso i negozi specializzati.
Nell'intera UE, la situazione per i beni non alimentari è stata simile, con una diminuzione dello 0,9%. I carburanti hanno invece mostrato un piccolo incremento dello 0,1%, mentre il settore alimentare ha segnato una flessione dello 0,1%.
Questi numeri evidenziano come la spesa discrezionale sia stata la prima a essere sacrificata dalle famiglie europee durante l'ultimo mese dell'anno.
La geografia dei consumi mostra differenze profonde tra i vari stati membri. Alcune nazioni hanno subito perdite pesanti, mentre altre sono riuscite a mantenere un trend positivo nonostante il contesto generale. Le flessioni mensili più marcate hanno colpito tre Paesi in particolare: Portogallo (-3,1%); Svezia (-1,9%) e Danimarca (-1,6%).
Al contrario, alcune economie hanno reagito con vigore, trainate da fattori locali o stagionali. Il Lussemburgo ha messo a segno un balzo sorprendente del 7,0%, seguito dalla Slovacchia con un +3,1% e dalla Croazia con un +1,8%. Tra le grandi potenze economiche, la Germania ha resistito con un marginale +0,1%, mentre l'Italia ha seguito il trend continentale con un -0,5%. Più marcata la caduta della Francia, che ha lasciato sul terreno l'1,4%.
Spostando l'attenzione sul confronto con dicembre 2024, la classifica dei paesi più dinamici cambia radicalmente. In cima alla lista per crescita annuale troviamo: Cipro (+8,2%); Bulgaria (+7,7%); Lussemburgo (+6,2%); Francia (+2,8%) e Germania (+1,4%).
In questo scenario di crescita diffusa su base annua, l'Italia rappresenta un'eccezione negativa con una contrazione dello 0,6%. Ancora più difficile la situazione per la Slovacchia, che segna un pesante -5,1%, seguita dalla Romania con un -2,1% e dall'Estonia con un -1,0%. Questi dati suggeriscono che, nonostante la ripresa complessiva del 2025, la fiducia dei consumatori resta fragile in alcuni mercati chiave, ponendo interrogativi sulla solidità della domanda interna per i primi mesi del 2026. L'andamento del commercio al dettaglio in Europa rimane dunque un osservato speciale per comprendere la reale tenuta del sistema economico comunitario.
Il calo dello 0,5% registrato a dicembre 2025 non deve però oscurare il dato complessivo dell'anno, che vede i consumi in aumento del 2,3% rispetto al 2024. Il sistema distributivo europeo si trova in una fase di transizione, dove la resilienza dei settori alimentari compensa la volatilità dei beni di consumo durevoli.

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Articolo del 05/02/2026
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