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05/08/2026

Il paradosso dei manager in Italia: ecco perché le aziende non trovano capi


Il paradosso dei manager in Italia: ecco perché le aziende non trovano capi

L’ultima analisi semestrale sul mercato profili direttoriali Italia 2026, curata dalla società di executive search Italia Adami & Associati, rivela una vitalità che non si vedeva da tempo. I numeri forniti da INPS e Manageritalia parlano chiaro: nel 2025 i dirigenti del settore privato hanno raggiunto la soglia storica di 134.000 unità, con un incremento del 2% su base annua. Questa progressione non è un caso isolato, se si considera il +3,8% registrato nel 2022 e il consolidamento successivo.


Il comparto del terziario guida la volata con un aumento del 3,2%, superando le performance dell’industria tradizionale. Ma c'è un nodo che resta difficile da sciogliere.

Nonostante questi record, la densità manageriale italiana resta un’anomalia nel contesto europeo. Nel nostro sistema privato meno di un lavoratore su cento ricopre un ruolo di comando, fermandosi a uno scarso 0,9%. Confrontando questo dato con il 2% o il 3% di Francia e Germania, si percepisce chiaramente quanto la struttura delle nostre imprese sia ancora troppo piatta o troppo legata alla proprietà. La resistenza maggiore si registra nelle piccole e medie imprese familiari, dove solo il 30% sceglie di inserire figure direttoriali esterne. Cercare un manager esperto oggi è un po' come cercare un tavolo libero senza prenotazione il sabato sera: una missione per soli ottimisti coraggiosi.

Le geografie del comando tra Milano e il resto del paese

Il mercato profili direttoriali Italia non è un blocco monolitico. La distribuzione della domanda ricalca le vecchie fratture dello stivale, con una concentrazione massiccia al Nord.




In Lombardia il rapporto tra capi e dipendenti sale all'1,8%, mentre nel Lazio si attesta sull'1,4%. Al contrario, nel Mezzogiorno la quota crolla in una forbice tra lo 0,2% e lo 0,3%. Le aree più dinamiche per la ricerca e selezione profili manageriali rimangono quelle a forte trazione industriale e innovativa:

- Toscana con un balzo del 4,1%;

- Lombardia che cresce del 3,4%;

- Emilia-Romagna in aumento del 2,9%;

- Veneto che mantiene tassi costanti;

- Piemonte in fase di consolidamento.

"L'Italia non è un unico mercato dirigenziale" spiegano da Adami & Associati "ma un insieme di mercati locali con caratteristiche, densità e dinamiche molto diverse. Un profilo direttoriale che si muove sul mercato nazionale deve tenere conto di questa eterogeneità, che influenza sia la domanda disponibile sia il posizionamento competitivo."

Le nuove competenze e lo stipendio dirigenti privati 2025

Le aziende italiane vivono un paradosso occupazionale.


Se da un lato cresce la voglia di assumere, dall'altro oltre il 50% delle posizioni di alta specializzazione resta scoperto per mesi. Il problema non è la mancanza di candidati in senso assoluto, ma la carenza di profili che sappiano parlare il linguaggio della trasformazione digitale. Chi possiede competenze verificate in ambito AI o sostenibilità può oggi negoziare contratti decisamente più pesanti.

Le retribuzioni riflettono questa caccia al talento. La RAL media dei dirigenti oscilla tra 105.000 e 107.000 euro, ma il pacchetto complessivo che include bonus e benefit può superare agevolmente i 140.000 euro nelle realtà più strutturate. Nelle realtà di minori dimensioni la media scende intorno ai 101.000 euro. Un dato interessante riguarda il premio per le competenze digitali applicate: gestire processi decisionali tramite l'intelligenza artificiale garantisce stipendi superiori del 15% o 20% rispetto alla media. Le figure più ricercate in questo momento sono ben definite:

- Chief AI Officer per governare l'intelligenza artificiale;

- Director of AI Strategy;

- Chief Sustainability Officer per la gestione ESG;

- CHRO con focus sul cambiamento organizzativo;

- Chief Financial Officer con competenze di analisi dati avanzata.


Le aziende che non hanno ancora sviluppato una cultura manageriale strutturata rischiano di restare al palo, eppure il mercato sembra muoversi con una rapidità inaspettata. I tempi di ricollocazione per un dirigente sono scesi a 4,3 mesi nel 2025, un miglioramento netto rispetto ai 5,3 mesi dell'anno precedente. Questo accorciamento del 19% dimostra che, per chi ha il curriculum giusto, le opportunità non mancano affatto. La vera sfida per i professionisti oggi è saper presentare le proprie competenze in modo che le imprese comprendano il valore aggiunto di una guida esterna qualificata.

"Il mercato dirigenziale italiano è in crescita reale", ribadiscono gli esperti della società di executive search Italia, "ma la distribuzione di questa crescita è tutt'altro che uniforme. La domanda di profili manageriali qualificati è concentrata in un numero limitato di contesti organizzativi, mentre esiste un mercato potenziale molto ampio nelle PMI che non ha ancora sviluppato una cultura manageriale strutturata. Chi ha le competenze per accompagnare questa transizione ha davanti un'opportunità di posizionamento significativa".


Lo scenario futuro dipenderà dalla capacità delle imprese italiane di superare la diffidenza verso i manager esterni e dalla rapidità con cui i professionisti sapranno aggiornare le proprie abilità tecniche. La transizione verso modelli di governance più europei sembra avviata, ma la strada per colmare il gap con i competitor internazionali è ancora lunga e tortuosa.


Articolo redatto da Francesca Curtone, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.

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Articolo del 05/08/2026