Le imprese che ignorano la parità di genere rischiano di restare isolate nella caccia ai migliori profili

Le imprese che ignorano la parità di genere rischiano di restare isolate nella caccia ai migliori profili

04/03/2026

Il valore di un'azienda oggi si misura anche dalla sua capacità di abbattere il soffitto di cristallo. Non è solo una questione etica, ma un asset strategico per la competitività nel mercato globale. La scelta di una nuova opportunità professionale per il 91,4% dei manager italiani nelle medie imprese passa ormai attraverso l'analisi delle politiche di inclusione. Il recente report Women in Business 2026 di Grant Thornton scatta una fotografia nitida: chi ignora la parità di genere nelle imprese rischia di restare isolato nella caccia ai migliori profili.


Il fenomeno non riguarda solo l'Italia, ma riflette un trend mondiale dove il 91,9% dei dirigenti osserva con attenzione questi parametri. Quasi due terzi di chi opera nel settore B2B considera le strategie di equità una priorità assoluta per decidere con chi lavorare. La crescita dell'interesse è evidente anche durante i colloqui: la richiesta di dettagli sull'equilibrio interno è passata dal 4,2% del 2025 al 9,7% attuale nel nostro Paese. A livello globale la spinta è ancora più marcata, toccando il 23,0%. Gli stakeholder non restano a guardare. Investitori e clienti premono per una trasparenza maggiore. In Italia, il 71,0% delle medie imprese ha ricevuto sollecitazioni su questo fronte da parte di almeno un soggetto interessato, che sia un investitore o un nuovo partner commerciale.

Le aziende sembrano consapevoli della posta in gioco. Il 77,3% delle realtà italiane dichiara di voler mantenere le proprie iniziative interne. Ma emerge un dato parzialmente in controtendenza: circa il 20,2% delle imprese ha ridotto o intende tagliare i fondi per questi progetti.


Si tratta di una mossa rischiosa in un momento in cui la reputazione aziendale è un pilastro per l'attrazione dei talenti.

Nonostante la sensibilità sia alta, la realtà dei numeri avanza con una lentezza strutturale. Nelle posizioni di comando, le donne occupano il 34,0% delle poltrone in Italia. Siamo leggermente sotto la media dell'Eurozona, ferma al 34,9%, ma sopra il dato mondiale del 32,9%. Il percorso verso l'equilibrio totale appare ancora lungo: le proiezioni attuali indicano che la parità globale verrà raggiunta solo nel 2051.

Analizzando la gerarchia aziendale, emergono forti discrepanze tra i vari dipartimenti:

- le donne guidano il 44,1% delle direzioni HR, un settore che si avvicina rapidamente al traguardo;

- il ruolo di Chief Financial Officer vede una presenza femminile del 36,6%, in netta crescita rispetto al passato;

- la quota crolla drasticamente quando si guarda al vertice, con solo il 22,6% di Chief Executive Officer donne;

- la presidenza resta un fortino quasi esclusivamente maschile, con una rappresentanza femminile ferma al 3,2%;

- i settori tecnologici segnano ancora il passo, con il 20,4% di donne nel ruolo di Chief Information Officer e il 10,8% come Chief Technology Officer.


La distribuzione settoriale mostra scenari differenti. Il comparto pubblico è il più virtuoso a livello internazionale con il 48,2% di manager donne, complici spesso normative specifiche. Seguono il turismo con il 40,2% e la sanità con il 39,7%. Il fanalino di coda è rappresentato dall'Asset Management, dove la quota rosa si ferma al 25,1%. Questa frammentazione suggerisce che, nonostante l'Italia stia facendo passi avanti, il cammino verso una leadership femminile diffusa richieda ancora sforzi mirati, specialmente nei ruoli decisionali più alti e nei comparti ad alta intensità tecnologica.

Secondo Alice Venturini, Senior Manager Audit di Grant Thornton Italy: "Le organizzazioni che promuovono concretamente l'inclusione — attraverso modelli di leadership evoluti, flessibilità organizzativa e reali opportunità di crescita — non solo rafforzano la capacità di attrarre e trattenere talento, ma contribuiscono a costruire una leadership più solida e sostenibile.


La nostra generazione non intende limitarsi ad attendere il cambiamento: vuole esserne parte attiva, contribuendo a una trasformazione misurabile. L'obiettivo non è soltanto la crescita professionale individuale, ma la costruzione di un contesto in cui il successo sia accessibile in modo equo e sistematico, e non rappresenti un'eccezione".

"La parità di genere non è più solo un tema valoriale, ma una variabile strategica che incide sulla competitività delle imprese. In un contesto in cui talenti, investitori e stakeholder osservano con crescente attenzione le scelte organizzative, le politiche di inclusione diventano un indicatore concreto della solidità e della visione di lungo periodo di un'azienda. La sfida ora è trasformare l'impegno dichiarato in risultati tangibili, soprattutto nei ruoli decisionali dove il cambiamento procede più lentamente", conclude Maria Rosaria Spera, Manager Tax di Grant Thornton Italy.

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Articolo del 04/03/2026


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