
L'economia dei servizi apre il 2026 con un segnale di vigore che supera le aspettative. La striscia positiva del settore terziario in Italia si allunga ancora. Si tocca così il quattordicesimo mese consecutivo di espansione. Si tratta di un traguardo che testimonia la resilienza del comparto produttivo nazionale in un momento di transizione. L'Indice HCOB PMI relativo all'attività terziaria ha registrato un balzo significativo portandosi a quota 52.9 rispetto al 51.5 di dicembre. Questo valore si posiziona sopra la media storica recente. Suggerisce una vivacità trainata dall'acquisizione di nuovi clienti e da una domanda che resta solida.
Le aziende segnalano un successo crescente nella partecipazione agli appalti pubblici e privati.
C'è anche un consolidamento dei rapporti con i committenti già acquisiti. Emerge però un elemento di cautela guardando oltre i confini nazionali: le commesse estere hanno mostrato una flessione. Seppur marginale, il calo è condizionato da un clima di incertezza che grava sui mercati della UE e degli USA. Le imprese che offrono servizi alle imprese devono navigare in acque agitate a causa della volatilità globale. Questo rallentamento degli ordini internazionali è il più marcato dallo scorso agosto. È un dato che invita alla prudenza nonostante il buon andamento complessivo delle vendite interne.
Sul fronte dell'occupazione il mercato del lavoro mostra una tenuta discreta. Le assunzioni nel settore dei servizi proseguono ma con un ritmo che si definisce cauto. Le società preferiscono ottimizzare le risorse esistenti. Evitano di appesantire i bilanci con costi fissi eccessivi. Questo atteggiamento riflette una gestione oculata delle capacità operative. Lo conferma la lieve riduzione delle attività arretrate che indica una struttura organica quasi perfetta per i carichi attuali.
I principali driver della spesa per le aziende monitorate sono:
- l'aumento dei costi del personale;
- le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria;
- il rincaro di voci fondamentali come energia, carburante e polizze assicurative.
L'inflazione dei costi di produzione è apparsa meno aggressiva rispetto al passato recente. Ciononostante, le imprese hanno risposto alzando i prezzi di vendita ai massimi degli ultimi sei mesi. Questa crescita economica 2026 passa quindi per una strategia necessaria a proteggere i margini di profitto. La competizione si fa sempre più serrata. La fiducia verso il futuro subisce però una flessione preoccupante. Il pessimismo è alimentato dai timori per un possibile deterioramento del quadro economico generale. Le aspettative di crescita per l'anno in corso sono scese ai livelli minimi dal 2025. La prudenza sta diventando il sentimento dominante tra gli imprenditori. La solidità del settore terziario in Italia resta il pilastro del sistema. Le sfide legate ai costi operativi e alla domanda estera richiederanno una navigazione molto attenta.
Secondo Nils Müller, Junior Economist presso la Hamburg Commercial Bank, “Con l’Indice HCOB PMI del Terziario Italiano che a gennaio è salito a 52.9 da 51.5 di dicembre, l’economia terziaria italiana inizia il 2026 con una base più solida. Grazie all’aumento dell’attività, l’indice principale è tornato al di sopra della sua tendenza storica ed ha esteso l’attuale sequenza di crescita a quattordici mesi. Nonostante la minore crescita dei nuovi ordini totali ed il nuovo calo delle commesse estere, le aziende monitorate hanno segnalato di aver acquisito un buon numero di nuovi clienti e di aver ottenuto nuovi appalti. Il rallentamento del flusso di ordini, anche se continua ad essere storicamente netto, segnala un inizio anno in cui le dinamiche della domanda appaiono un po’ meno incoraggianti. A gennaio, l’occupazione ha continuato ad aumentare, con le aziende che hanno creato nuove posizioni specialistiche ed operative. Tuttavia, il tasso di assunzione è stato solo lieve, mostrando aziende sempre più caute ad aumentare i costi salariali.
Ancora una volta, il lavoro inevaso è diminuito marginalmente, il che suggerisce che la capacità operativa è ampiamente in linea con l’attuale carico di lavoro. Contrastante è il percorso intrapreso dai prezzi. Nonostante i costi energetici e salariali continuano a salire, l’inflazione dei costi è stata la più debole in tre mesi. L’inflazione dei prezzi di vendita, invece, è accelerata salendo al valore più alto in sei mesi, con le aziende che hanno trasferito i costi al cliente finale con maggiore determinazione. I livelli di fiducia hanno indicato un peggioramento per il secondo mese consecutivo, scivolando ai minimi in cinque mesi. Anche se le aziende restano generalmente ottimiste, le loro aspettative sono nettamente inferiori alla media di serie, frenate dai timori di pressioni concorrenziali e prospettive economiche deboli. Questa flessione dell’ottimismo risulta anche in linea con le ultime previsioni di crescita internazionale. Secondo l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), le prospettive di crescita italiane nel 2026 sarebbero del solo 0.7%., generalmente in linea con altre proiezioni ma nettamente inferiori rispetto alle previsioni dell’1.3% dell’eurozona.
Ciò indica che lo slancio economico potrebbe restare relativamente contenuto
Articolo del 04/02/2026

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