
Il nuovo anno si apre con un segnale di cautela per i mercati del vecchio continente. La crescita prosegue, segnando il tredicesimo mese consecutivo di espansione per il settore privato, eppure il ritmo con cui le aziende producono ricchezza sta rallentando sensibilmente. I dati raccolti indicano che l'indice HCOB PMI della produzione composita è sceso a quota 51.3 rispetto ai 51.5 di dicembre. Si tratta del valore più basso registrato dallo scorso settembre, un numero che riflette una perdita di slancio evidente nel panorama industriale e commerciale europeo. Questa frenata è dovuta principalmente alla performance meno brillante del settore terziario, che ha annullato i progressi fatti registrare dal comparto manifatturiero.
Il panorama tra le diverse nazioni appare frammentato, con dinamiche locali che variano in modo significativo:
- la Spagna guida la classifica della crescita nell'Eurozona, pur avendo registrato il tasso di espansione più debole degli ultimi sette mesi;
- la Germania e l'Italia mostrano segnali di consolidamento, con un'attività economica in aumento che sostiene la fiducia degli operatori;
- la Francia subisce un brusco arresto, entrando in una fase di contrazione per la prima volta dallo scorso ottobre;
- l'indice della produzione complessiva risente di una domanda quasi stagnante che frena le ambizioni di breve periodo;
- il mercato del lavoro rimane in una fase di stallo, con le assunzioni nel terziario che compensano a malapena i tagli nel manifatturiero.
Le condizioni di vendita sono diventate improvvisamente più complesse. I nuovi ordini sono aumentati solo in minima parte, suggerendo che i mercati nazionali stanno attraversando un momento di riflessione profonda.
Nondimeno, la capacità delle imprese di smaltire il lavoro arretrato è migliorata. Questo processo è avvenuto al ritmo più rapido degli ultimi otto mesi, permettendo alle strutture organizzative di snellire i processi interni in attesa di una ripresa della domanda estera. Anche il settore dell'eCommerce e i servizi digitali risentono di questo clima di attesa, mentre le transazioni transfrontaliere mostrano ancora una certa timidezza.
Un elemento di preoccupazione emerge dall'analisi dei costi. La pressione sui prezzi è tornata a farsi sentire con forza, raggiungendo i massimi degli ultimi undici mesi. Le aziende hanno risposto a questo scenario con una strategia chiara: l'inflazione dei prezzi di vendita è aumentata drasticamente poiché i produttori hanno trasferito i maggiori oneri sui clienti finali. Questo comportamento riflette una necessità di proteggere i margini operativi in un contesto dove le materie prime e i servizi logistici continuano a pesare sui bilanci. Gli indicatori di prezzo sono oggi nettamente superiori alle medie storiche di lungo periodo, un fattore che la BCE osserva con estrema attenzione per le future decisioni di politica monetaria.
Ciononostante, il clima che si respira negli uffici direzionali non è cupo. Esiste una discreta dose di fiducia. Le previsioni per i prossimi dodici mesi sono infatti le più rosee da maggio 2024, segno che il mondo del business scommette su una ripresa più solida entro la fine dell'anno. Molte realtà guardano all'integrazione della AI e all'efficientamento dei processi come leve per superare l'attuale fase di stanca. La speranza è che la stabilità dell'occupazione e il completamento degli ordini inevasi possano gettare le basi per un nuovo ciclo economico positivo. In Europa, la resilienza sembra essere ancora la parola d'ordine, anche se la strada verso una crescita vigorosa appare ancora in salita.
Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato: “Per l’ottavo mese consecutivo, le aziende del settore dei servizi dell’eurozona hanno registrato un aumento della loro attività economica, con una traiettoria di crescita che possiamo considerare discreta, seppure la situazione non sia ancora confortante.
Le assunzioni registrate a gennaio sono minime, stesso dicasi per i nuovi ordini, il che dimostra che la ripresa del settore è ancora fragile. Dal punto di vista geografico, l’espansione del settore terziario è abbastanza ampia. È da settembre scorso che Germania, Italia e Spagna continuano a registrare valori in crescita, contrariamente alla Francia. Le difficili condizioni politiche sembra che abbiano un effetto sull’economia francese, che a gennaio ha peraltro indicato un’attività in forte calo. Un altro fattore frenante è il forte rallentamento della crescita spagnola e in un certo senso in Germania, mentre l’Italia ha registrato una leggera accelerazione. Parlando di elementi positivi e complessivi, la fiducia sulle prospettive economiche dei prossimi 12 mesi mostrata dalle aziende dei servizi ha indicato lo stesso valore positivo registrato a metà 2024. Al momento, la Banca Centrale Europea non è particolarmente preoccupata dell’inflazione, il cui obbiettivo del 2% sembra essere stato raggiunto. Tuttavia, è ancora importante monitorare attentamente l’inflazione terziaria, vista la sua persistenza, e se il costo dell’energia sale ancora, come d’altronde sta facendo a causa delle basse temperature, la stabilità potrebbe rapidamente finire.
In merito a questo, il forte aumento dell’inflazione dei costi sostenuti dai servizi e l’evidente rialzo dell’inflazione dei prezzi di vendita segnalato dal PMI susciteranno sicuramente preoccupazione tra i membri della BCE. E sono proprio questi temi che la BCE potrebbe menzionare al prossimo appuntamento del 5 febbraio, in cui ci si aspetta che i tassi di interesse restino invariati
Classifica nazionale dell’Indice PMI della Produzione Composita di gennaio
- Spagna: 52.9 (minimo in 7 mesi);
- Germania: 52.1 (flash 52.5 e massimo in 2 mesi);
- Italia: 51.4 (massimo in 2 mesi);
- Francia: 49.1 (flash 48.6 e minimo in 3 mesi).
Articolo del 04/02/2026

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